MODELLO DI ORGANIZZAZIONE GESTIONE E CONTROLLO
AI SENSI
DEL DECRETO LEGISLATIVO 8 GIUGNO 2001, N. 231
MUSIC CENTER S.R.L.
Data
Attività
31/07/2023 Adozione del Modello
INDICE PARTE GENERALE
PARTE GENERALE. 8
1. IL DECRETO LEGISLATIVO 8 GIUGNO 2001, N. 231, IN MATERIA DI RESPONSABILITA’ AMMINISTRATIVA DELLE PERSONE GIURIDICHE, DELLE SOCIETA’ E DELLE ASSOCIAZIONI ANCHE PRIVE DI PERSONALITA’ GIURIDICA 9
2. SANZIONI 15
3. CONDOTTE ESIMENTI LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA 17
4. LA SOCIETA’ MUSIC CENTER S.R.L 20
5. IL PRESENTE MODELLO 27
6. ORGANISMO DI VIGILANZA 34
7. DIFFUSIONE E FORMAZIONE 43
8. CODICE ETICO, PRINCIPI ETICI E NORME DI COMPORTAMENTO 45
9. SISTEMA DISCIPLINARE E MISURE IN CASO DI MANCATA OSSERVANZA DELLE PRESCRIZIONI DEL MODELLO 46
10. CONFERMA DELL’APPLICAZIONE E DELL’ADEGUATEZZA DEL MODELLO E VERIFICHE PERIODICHE 51
11. ADOZIONE, MODIFICHE ED INTEGRAZIONI DEL MODELLO 52
ALLEGATI PARTE GENERALE. 52
a) Codice Etico 52
b) Reati presupposto e relative sanzioni 52
PARTE SPECIALE 1. 53
Reati in danno della Pubblica Amministrazione. 53
A. I REATI DI CUI AGLI ARTICOLI 24, 25 e 25 decies DEL D. LGS. N. 231/01 54
B. I DESTINATARI ED I COMPORTAMENTI DA ASSUMERE NELLO SVOLGIMENTO DELLE ATTIVITA’ A RISCHIO REATO . 63
PARTE SPECIALE 2. 67
Corruzione e istigazione alla corruzione tra privati. 67
A. IL REATO DI CUI ALL’ARTICOLO 25-ter, comma 1, lett. s-bis) DEL D. LGS. N. 231/01. 68
B. I DESTINATARI ED I COMPORTAMENTI DA ASSUMERE NELLO SVOLGIMENTO DELLE ATTIVITA’ A RISCHIO REATO. 70
PARTE SPECIALE 3. 72
Delitti informatici e trattamento illecito di dati. 72
A. I REATI DI CUI ALL’ARTICOLO 24-bis DEL D. LGS. N. 231/01 73
B. I DESTINATARI ED I COMPORTAMENTI DA ASSUMERE NELLO SVOLGIMENTO DELLE ATTIVITA’ A RISCHIO REATO. 81
PARTE SPECIALE 4. 83
Reati in violazione del diritto d’autore. 83
A. DELITTI IN MATERIA DI VIOLAZIONE DEL DIRITTO D’AUTORE DI CUI ALL’ART. 25-novies DEL DECRETO 84
B. I DESTINATARI ED I COMPORTAMENTI DA ASSUMERE NELLO SVOLGIMENTO DELLE ATTIVITA’ A RISCHIO REATO 87
PARTE SPECIALE 5. 89
Reati transnazionali e delitti di criminalità organizzata. 89
REATI TRANSNAZIONALI E DELITTI DI CRIMINALITÀ ORGANIZZATA. 90
B. I DESTINATARI ED I COMPORTAMENTI DA ASSUMERE NELLO SVOLGIMENTO DELLE ATTIVITA’ A RISCHIO REATOI PRINCIPI GENERALI DI CONTROLLO 91
PARTE SPECIALE 6. 93
Delitti contro l’industria e il commercio. 93
A. I REATI DI CUI ALL’ARTICOLO 25-bis.1 DEL D. LGS. N. 231/01 94
B. I DESTINATARI ED I COMPORTAMENTI DA ASSUMERE NELLO SVOLGIMENTO DELLE ATTIVITA’ A RISCHIO REATO. 97
PARTE SPECIALE 7. 98
Reati Societari. 98
A. I REATI DI CUI ALL’ARTICOLO 25-ter DEL D. LGS. N. 231/01 99
B. I DESTINATARI ED I COMPORTAMENTI DA ASSUMERE NELLO SVOLGIMENTO DELLE ATTIVITA’ A RISCHIO REATO. 107
PARTE SPECIALE 8. 109
Reati di Impiego di cittadini di Paesi terzi il cui soggiorno è irregolare e intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. 109
A. I REATI DI IMPIEGO DI CITTADINI DI PAESI TERZI IL CUI SOGGIORNO È IRREGOLARE E INTERMEDIAZIONE ILLECITA E SFRUTTAMENTO DEL LAVORO 110
B. I DESTINATARI ED I COMPORTAMENTI DA ASSUMERE NELLO SVOLGIMENTO DELLE ATTIVITÀ A RISCHIO REATO 115
PARTE SPECIALE 9. 117
Reati commessi con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela dell’igiene e della salute sul lavoro. 117
A. I REATI DI CUI ALL’ARTICOLO 25-septies DEL D. LGS. N. 231/01 118
B. PRINCIPALI DEFINIZIONI DEI SOGGETTI E DEI SERVIZI INTERESSATI DALLA NORMATIVA SULLA TUTELA DELLA SICUREZZA, DELL’IGIENE E DELLA SALUTE SUL LUOGO DI LAVORO 120
C. PRINCIPALI CARATTERISTICHE DELLE NORME POSTE A TUTELA DELLA SICUREZZA, DELL’IGIENE E DELLA SALUTE SUL LUOGO DI LAVORO E RELATIVI DOVERI IN CAPO AL DATORE DI LAVORO E AI LAVORATORI 122
D. I DESTINATARI ED I COMPORTAMENTI DA ASSUMERE NELLO SVOLGIMENTO DELLE ATTIVITA’ A RISCHIO REATO. 126
E. SISTEMA DI GESTIONE DELLA SICUREZZA SUL LAVORO 127
PARTE SPECIALE 10. 130
Ricettazione, Riciclaggio, Impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, autoriciclaggio e delitti in materia di strumenti di pagamento diversi dai contanti. 130
A. I REATI DI CUI ALL’ARTICOLO 25-octies e 25-octies.1 DEL D. LGS. N. 231/01 131
A.2 I REATI DI CUI ALL’ARTICOLO 25-octies.1 DEL DECRETO 134
B. I DESTINATARI ED I COMPORTAMENTI DA ASSUMERE NELLO SVOLGIMENTO DELLE ATTIVITÀ A RISCHIO REATO. 136
A.1 I REATI DI CUI ALL’ARTICOLO 25-undecies DEL D. LGS. N. 231/01 139
* * * 148
A.2 I REATI DI CUI ALL’ARTICOLO 25-duodevicies DEL D. LGS. N. 231/01 148
B. I DESTINATARI ED I COMPORTAMENTI DA ASSUMERE NELLO SVOLGIMENTO DELLE ATTIVITA’ A RISCHIO REATO. 150
C. IL SISTEMA AMBIENTALE ED I CONTROLLI IN ESSERE PRESSO LA SOCIETA’ 151
PARTE SPECIALE 12. 152
Reati tributari 152
A. REATI TRIBUTARI 153
B. I DESTINATARI ED I COMPORTAMENTI DA ASSUMERE NELLO SVOLGIMENTO DELLE ATTIVITÀ A RISCHIO REATO. 159
A. REATI DI CONTRABBANDO DI CUI ALL’ARTICOLO 25-SEXIESDECIES DEL DECRETO 162
B. I DESTINATARI ED I COMPORTAMENTI DA ASSUMERE NELLO SVOLGIMENTO DELLE ATTIVITÀ A RISCHIO REATO. 167
PROCESSI SENSIBILI E ATTIVITÀ RISCHIO REATO. 169
ALLEGATI PARTE SPECIALE. 170
(a) As Is Analysis 170
(b) Scheda di Evidenza P.A 170
(c) Scheda di Evidenza Consulenti 170
All’interno del presente documento valgono le seguenti definizioni:
Allegato/i Gli Allegati del Modello.
Attività a rischio reato
Le attività considerate a rischio reato ai sensi del Decreto nell’ambito dei processi sensibili, per come identificate nell’Allegato della Parte Speciale.
Funzioni Le Funzioni in cui è strutturata Music Center S.r.l.
Assemblea dei Soci L’Assemblea costituita dai soci di Music Center S.r.l.
Codice Etico Il Codice Etico adottato Music Center S.r.l. Il suddetto documento è parte integrante del Modello.
Music Center S.r.l.
Consiglio di Amministrazione
MUSIC CENTER S.R.L., con sede in Italia, in Via Dell’Ora del Garda nr. 19, C.F. 02608340226 (nel seguito, anche la “Società”).
Il Consiglio di Amministrazione di Music Center S.r.l.
Collegio Sindacale Il Collegio Sindacale di Music Center S.r.l.
Decreto o D. Lgs. n. 231/01
Il Decreto Legislativo 8 giugno 2001, n. 231, recante “Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, di società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica a norma dell’articolo 11 della legge 29 settembre 2000, n. 300.”
Destinatari del Modello
I Soggetti Apicali ed i Soggetti Sottoposti della Società, nonchè i membri del Consiglio di Amministrazione, del Collegio Sindacale e della Società di Revisione, i Soggetti Terzi.
Ente/i I soggetti di cui all’art. 1 del Decreto.
La Società Music Center S.r.l.
Linee Guida Le Linee Guida emanate da Confindustria il 7 marzo 2002, per come da ultimo aggiornate nel mese di giugno 2021.
Il modello di organizzazione, gestione e controllo previsto
Modello
dal Decreto, adottato e aggiornato dalla Società con delibera del Consiglio di Amministrazione.
Organismo di Vigilanza o OdV
Parte Generale
Organismo istituito ai sensi dell’art. 6 del Decreto, nominato dal Consiglio di Amministrazione della Società e deputato a vigilare sul funzionamento e sull’osservanza del Modello, nonché a curarne l’aggiornamento.
La parte del Modello introduttiva della disciplina del D. Lgs.
n. 231/01, in cui ne vengono illustrate le componenti essenziali, con particolare riferimento alla scelta e all’individuazione dell’OdV, alla formazione del personale e alla diffusione del Modello nella Società, al sistema disciplinare e alle misure da adottare in caso di mancata osservanza delle prescrizioni ivi contenute.
Parte Speciale Presidente del
Consiglio di Amministrazione
Procedure o Prassi
La parte del Modello predisposta in funzione delle diverse tipologie di reato contemplate dal D. Lgs. n. 231/01 e considerate di possibile rischio, tenuto conto dell’attività svolta dalla Società.
Il Presidente del Consiglio di Amministrazione di Music Center S.r.l.
Le procedure operative adottate da Music Center S.r.l. e/o le prassi comportamentali consolidate, per come descritte nell’Allegato della Parte Speciale del Modello.
Processi sensibili
Soggetti Apicali
I processi aziendali considerati a rischio reato ai sensi del Decreto in cui è strutturata ed organizzata Music Center S.r.l., per come identificati nell’Allegato della Parte Speciale.
Le persone fisiche che rivestono posizioni di vertice (rappresentanza, amministrazione o direzione della Società o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale) o le persone che esercitano, di fatto, la gestione ed il controllo della Società.
Soggetti Sottoposti Le persone fisiche sottoposte alla direzione o vigilanza di uno dei Soggetti Apicali.
I partners commerciali e finanziari, i consulenti, i collaboratori a qualsiasi titolo, anche occasionali,
Soggetti Terzi
compresi gli agenti, i tirocinanti, gli stagisti, i clienti ed i fornitori, e, in generale, chiunque abbia rapporti professionali o contrattuali con la Società.
Statuto Lo Statuto di Music Center S.r.l.
PARTE GENERALE
1. IL DECRETO LEGISLATIVO 8 GIUGNO 2001, N. 231, IN MATERIA DI RESPONSABILITA’ AMMINISTRATIVA DELLE PERSONE GIURIDICHE, DELLE SOCIETA’ E DELLE ASSOCIAZIONI ANCHE PRIVE DI PERSONALITA’ GIURIDICA
1.1. Introduzione
Il Decreto Legislativo 8 giugno 2001, n. 231, che, in attuazione della Legge Delega 29 settembre 2000, n. 300, ha introdotto in Italia la “Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica”, si inserisce in un ampio processo legislativo di lotta alla corruzione ed ha adeguato la normativa italiana in materia di responsabilità delle persone giuridiche ad alcune Convenzioni Internazionali precedentemente sottoscritte dall’Italia (in particolare la Convenzione di Bruxelles del 26 luglio 1995 sulla tutela degli interessi finanziari della Comunità Europea, la Convenzione di Bruxelles del 26 maggio 1997 sulla lotta alla corruzione di funzionari pubblici sia delle Comunità Europee che degli Stati membri e la Convenzione OCSE del 17 dicembre 1997 sulla lotta alla corruzione di pubblici ufficiali stranieri nelle operazioni economiche ed internazionali).
Il D. Lgs. n. 231/01 stabilisce, pertanto, un regime di responsabilità amministrativa (equiparabile sostanzialmente alla responsabilità penale), a carico delle persone giuridiche, che va ad aggiungersi alla responsabilità della persona fisica che ha realizzato materialmente il singolo reato e che mira a coinvolgere, nella punizione dello stesso, gli Enti nel cui interesse o vantaggio tale reato è stato compiuto.
L’art. 4 del D. Lgs. n. 231/01 precisa, inoltre, che nei casi ed alle condizioni previsti dagli artt. 7, 8, 9 e 101 c.p., sussiste la responsabilità amministrativa degli Enti che hanno sede
1 Per maggiore chiarezza nell’esposizione si riportano di seguito gli artt. 7, 8, 9 e 10 c.p.:
Art. 7: Reati commessi all'estero
È punito secondo la legge italiana il cittadino o lo straniero che commette in territorio estero taluno dei seguenti reati:
1. delitti contro la personalità dello Stato italiano;
2. delitti di contraffazione del sigillo dello Stato e di uso di tale sigillo contraffatto;
3. delitti di falsità in monete aventi corso legale nel territorio dello Stato, o in valori di bollo o in carte di pubblico credito italiano;
4. delitti commessi da pubblici ufficiali a servizio dello Stato, abusando dei poteri o violando i doveri inerenti alle loro funzioni;
5. ogni altro reato per il quale speciali disposizioni di legge o convenzioni internazionali stabiliscono l'applicabilità della legge penale italiana”.
Art. 8: Delitto politico commesso all'estero
“Il cittadino o lo straniero, che commette in territorio estero un delitto politico non compreso tra quelli indicati nel n. 1 dell'articolo precedente, è punito secondo la legge italiana, a richiesta del ministro della giustizia.
Se si tratta di delitto punibile a querela della persona offesa, occorre, oltre tale richiesta, anche la querela.
Agli effetti della legge penale, è delitto politico ogni delitto, che offende un interesse politico dello Stato, ovvero un diritto politico del cittadino. È altresì considerato delitto politico il delitto comune determinato, in tutto o in parte, da motivi politici”.
Art. 9: Delitto comune del cittadino all'estero
“Il cittadino, che, fuori dei casi indicati nei due articoli precedenti, commette in territorio estero un delitto per il quale la legge italiana stabilisce (…) l'ergastolo, o la reclusione non inferiore nel minimo a tre anni, è punito secondo la legge medesima, sempre che si trovi nel territorio dello Stato.
Se si tratta di delitto per il quale è stabilita una pena restrittiva della libertà personale di minore durata, il colpevole è punito a richiesta del ministro della giustizia ovvero a istanza, o a querela della persona offesa.
Nei casi preveduti dalle disposizioni precedenti, qualora si tratti di delitto commesso a danno delle Comunità europee, di uno Stato estero o di uno straniero, il colpevole è punito a richiesta del ministro della giustizia, sempre che l'estradizione di lui non sia stata concessa, ovvero non sia stata accettata dal Governo dello Stato in cui egli ha commesso il delitto.
Nei casi previsti dalle disposizioni precedenti, la richiesta del Ministro della giustizia o l’istanza o la querela della persona offesa non sono necessarie per i delitti previsti dagli articoli 320, 321 e 346-bis”.
Articolo 10: Delitto comune dello straniero all'estero
“Lo straniero, che, fuori dei casi indicati negli articoli 7 e 8, commette in territorio estero, a danno dello Stato o di un cittadino, un delitto per il quale la legge italiana stabilisce (…) l'ergastolo, o la reclusione non inferiore nel minimo a un anno, è punito secondo la legge medesima, sempre che si trovi nel territorio dello Stato, e vi sia richiesta del ministro della giustizia, ovvero istanza o querela della persona offesa.
Se il delitto è commesso a danno delle Comunità europee, di uno Stato estero o di uno straniero, il colpevole è punito secondo la legge italiana, a richiesta del ministro della giustizia, sempre che:
1. si trovi nel territorio dello Stato;
2. si tratti di delitto per il quale è stabilito (…) l’ergastolo ovvero la reclusione non inferiore nel minimo a tre anni;
3. l'estradizione di lui non sia stata concessa, ovvero non sia stata accettata dal Governo dello Stato in cui egli ha commesso il delitto, o da quello dello Stato a cui egli appartiene.
La richiesta del Ministro della giustizia o l’istanza o la querela della persona offesa non sono necessarie per i delitti previsti dagli articoli 317, 318, 319, 319-bis, 319-ter, 319-quater, 320, 321, 322 e 322-bis”.
principale nel territorio dello Stato per i reati commessi all’estero dalle persone fisiche a condizione che nei confronti di tali Enti non proceda lo Stato del luogo in cui è stato commesso il fatto criminoso.
I punti chiave del D. Lgs. n. 231/01 riguardano:
a) l’individuazione delle persone che, commettendo un reato nell’interesse o a vantaggio dell’Ente, ne possono determinare la responsabilità. In particolare, possono essere:
(i) persone fisiche che rivestono posizioni di vertice (rappresentanza, amministrazione o direzione dell’Ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale) o persone che esercitano, di fatto, la gestione ed il controllo (Soggetti Apicali);
(ii) persone fisiche sottoposte alla direzione o vigilanza di uno dei Soggetti Apicali (Soggetti Sottoposti).
Secondo gli orientamenti dottrinali e giurisprudenziali formatisi sull’argomento, non è necessario che i Soggetti Sottoposti abbiano con l’Ente un rapporto di lavoro subordinato, ma è sufficiente che tra tali soggetti e l’Ente vi sia un rapporto di collaborazione.
Appare, quindi, più opportuno fare riferimento alla nozione di “soggetti appartenenti all’Ente”, dovendosi ricomprendere in tale nozione anche “quei prestatori di lavoro che, pur non essendo “dipendenti” dell’ente, abbiano con esso un rapporto tale da far ritenere sussistere un obbligo di vigilanza da parte dei vertici dell’ente medesimo: si pensi ad esempio, agli agenti, ai partners in operazioni di joint-ventures, ai c.d. parasubordinati in genere, ai distributori, fornitori, consulenti, collaboratori”2.
b) la tipologia dei reati previsti e, più precisamente:
i) reati commessi in danno della Pubblica Amministrazione, di cui agli artt. 24 e 25 del D. Lgs. n. 231/2001, per come modificati dalla Legge n. 161/2017, dalla L. n. 3/2019, dal D. Lgs. n. 75/2020, dal D. L. n. 13/2022 e, da ultimo, dalla Legge n. 25/2022;
ii) delitti informatici e trattamento illecito di dati, introdotti dall’art. 7 della Legge
n. 48/2008 che ha inserito nel D. Lgs. n. 231/01 l’art. 24-bis, come modificati dai D. Lgs. n. 7 e 8 del 2016 e dal D. L. 105/2019 convertito, con modificazioni, dalla Legge n. 133/2019 e dalla Legge 238/2021;
iii) delitti di criminalità organizzata, introdotti dall’art. 2, comma 29 della Legge 15 luglio 2009, n. 94 che ha inserito nel D. Lgs. n. 231/01 l’art. 24-ter, dalla Legge n. 69/2015 e da ultimo modificati dalla Legge 11 dicembre 2016, n. 236
iv) reati in tema di falsità in monete, in carte di pubblico credito, in valori in bollo e in strumenti o segni di riconoscimento, introdotti dall’art. 6 del D. L. n. 350/2001, convertito dalla Legge n. 409/2001 che ha inserito nel D. Lgs. n. 231/01 l’art. 25-bis, come successivamente modificati dal D. Lgs. n. 125/2016;
v) delitti contro l’industria ed il commercio, introdotti con Legge del 23 luglio 2009, n. 99 che ha inserito nel D. Lgs. n. 231/01 l’art. 25-bis.1;
2 Così testualmente: Circolare Assonime, in data 19 novembre 2002, n. 68. In dottrina v. anche: Zanalda-Barcellona, La responsabilità amministrativa delle società ed i modelli organizzativi, Milano, 2002, pag. 12 e ss.; Santi, La responsabilità delle Società e degli Enti, Milano, 2004, pag. 212 e ss.
vi) reati in materia societaria, introdotti dall’art. 3 del D. Lgs. n. 61/2002 che ha inserito nel D. Lgs. n. 231/01 l’art. 25-ter, come modificati dalla Legge n. 3/2019 e da ultimo dal D. Lgs. 19/2023;
vii) delitti con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico, introdotti dall’art. 3 della Legge n. 7/2003 che ha inserito nel D. Lgs. n. 231/01 l’art. 25-quater; per come modificato dal D. Lgs. n. 21/2018;
viii) pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili, introdotti dall'art. 8 della Legge n. 7/2006 che ha inserito nel D. Lgs. n. 231/01 l’art. 25-quater.1,
ix) delitti contro la personalità individuale, introdotti dall’art. 5 della Legge n. 228/2003 che ha inserito nel D. Lgs. n. 231/01 l’art. 25-quinquies, modificati dalla Legge n. 199/2016, dal D. Lgs. 21/2018 e dalla Legge 238/2021;
x) reati di abuso di informazioni privilegiate e di manipolazione del mercato, previsti dalla parte V, titolo I-bis, capo II, del testo unico di cui al D. Lgs. 58/1998, introdotti dall’art. 9 della Legge n. 62/2005 che ha inserito nel D. Lgs. n. 231/01 l’art. 25-sexies, successivamente modificato dal D. Lgs. n. 107/2018 e dalla Legge 238/2021;
xi) reati previsti e puniti dagli artt. 589 e 590 c.p., inerenti, rispettivamente, all’omicidio colposo ed alle lesioni colpose gravi o gravissime, qualora siano stati commessi con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela dell’igiene e della salute sul lavoro, così come introdotti dall’art. 9 della Legge n. 123/2007 che ha inserito nel D. Lgs. n. 231/01 l’art. 25-septies, modificati dalla Legge n. 3/2018;
xii) reati previsti e puniti dagli artt. 648, 648 bis, 648 ter c.p. e 648 ter.1 c.p., inerenti, rispettivamente, a ricettazione, riciclaggio, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita e autoriciclaggio così come introdotti dall’art.
63 del D. Lgs. 231/2007 e dalla Legge 186/2014 che hanno, rispettivamente, inserito nel D. Lgs. n. 231/01 e modificato l’art. 25-octies, e per come modificato dalla Legge n. 186/2014 e dal D. Lgs. 195/2021;
xiii) delitti in materia di strumenti di pagamento diversi dai contanti, introdotti dal
D. Lgs. n. 184/2021 che ha inserito nel D. Lgs. n. 231/2001 l’art. 25-octies.1,
xiv) delitti in materia di violazione del diritto d’autore previsti dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633, introdotti dalla Legge 23 luglio 2009, n. 99, che ha inserito nel D. Lgs. n. 231/01, l’art. 25-novies,
xv) reato di induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all’Autorità giudiziaria, introdotto dalla Legge n. 116/2009 di ratifica ed esecuzione della Convenzione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite contro la corruzione, che ha inserito nel D. Lgs. n. 231/01 l’art. 25-decies,
xvi) reati ambientali, introdotti dall’art. 2 del D. Lgs. n. 121/2011 che ha inserito nel D. Lgs. n. 231/01 l’art. 25-undecies, da ultimo modificati dal D. Lgs. n. 21/2018 e dal D. Lgs. n. 116/2020,
xvii) impiego di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare, introdotto dalla Legge 109/2012 che ha inserito nel D. Lgs. 231/01 l’art. 25-duodecies, per come successivamente modificato dalla Legge n. 161/2017 che ha introdotto i commi 1 bis e 1 ter,
xviii) reati aventi carattere transnazionale3, previsti e puniti dagli artt. 416, 416 bis, 377 bis e 378 c.p., dall’art. 74 del D.P.R. 309/1990 e dall’art. 12 del D. Lgs. n. 286/1998, introdotti dalla Legge n. 146/2006,
xix) reati di razzismo e xenofobia, introdotti dall’art. 5 della Legge n. 167/2017 che ha inserito nel D. Lgs. n. 231/2001 l’art. 25-terdecies, come modificati dal D. Lgs. n. 21/2018 che ha abrogato l’art. 3, comma 3 bis, della Legge n. 654/19754;
xx) reati di frode in competizioni sportive, esercizio abusivo di gioco o di scommessa e giochi d'azzardo esercitati a mezzo di apparecchi vietati, introdotti dalla Legge n. 39/2019, che ha inserito nel D. Lgs. n. 231/2001 l’art. 25-quaterdecies;
xxi) reati tributari, introdotti dalla Legge n. 157/2019, che ha inserito nel D. Lgs.
n. 231/2001 l’art. 25-quinquesdecies, da ultimo modificato dal D. Lgs. n. 75/2020 e dal D. Lgs. n. 156/2022;
xxii) reati di contrabbando, introdotti dal D. Lgs. n. 75/2020, che ha inserito nel
D. Lgs. n. 231/2001 l’art. 25-sexiesdecies;
xxiii) delitti contro il patrimonio culturale, di cui al nuovo art. 25-septiesdecies, introdotto dalla Legge n. 22/2022;
xxiv) reati di riciclaggio di beni culturali e devastazione e saccheggio di beni culturali e paesaggistici, di cui al nuovo art. 25-duodevicies, introdotto dalla Legge 22/2002.
Per una descrizione dei reati presupposto e di tutte le sanzioni previste dal D. Lgs. n. 231/01 in caso di loro commissione si rinvia all’Allegato (a).
È da tenere presente, inoltre, che la norma di cui all’art. 26 del D. Lgs. n. 231/01, dettata in tema di delitti tentati (artt. da 24 a 25-duodeviecies), prevede esplicitamente che: “Le sanzioni pecuniarie e interdittive sono ridotte da un terzo alla metà in relazione alla commissione, nelle forme del tentativo, dei delitti indicati nel presente capo del decreto. L'ente non risponde quando volontariamente impedisce il compimento dell'azione o la realizzazione dell'evento”.
c) l’aver commesso il reato nell’”interesse” o a “vantaggio” dell’Ente.
In merito, va tenuto in considerazione che, secondo gli orientamenti giurisprudenziali espressi in materia, l’interesse viene definito come la semplice “intenzione” psicologica dell’autore del reato, valutabile ex ante dal Giudice. Per vantaggio, invece, si intende qualunque beneficio derivante dal reato commesso, valutabile ex post dall’Autorità giudiziaria.
d) il non aver adottato ed efficacemente attuato un modello di organizzazione e di gestione idoneo a prevenire reati della specie di quello verificatosi.
3 Sono considerati transnazionali i reati caratterizzati, oltre dal coinvolgimento di un gruppo criminale organizzato, dalla presenza di un elemento di internazionalità, che si realizza quando: (i) il reato sia commesso in più di uno Stato, (ii) ovvero sia commesso in uno Stato, ma una parte sostanziale della sua preparazione, pianificazione, direzione o controllo avvenga in un altro Stato, (iii) ovvero sia commesso in uno Stato, ma in esso sia implicato un gruppo criminale organizzato impegnato in attività criminali in più di uno Stato, (iv) ovvero sia commesso in uno Stato ma abbia effetti sostanziali in un altro Stato.
4 A norma di quanto disposto dall’art. 8, comma 1, D. Lgs. 1° marzo 2018, n. 21, dal 6 aprile 2018 i richiami alle disposizioni dell’art. 3, comma 3-bis, della Legge 654/1975, ovunque presenti, si intendono riferiti al reato di “Propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa” (art. 604-bis c.p.)
In considerazione di quanto indicato ai punti a), b), c) e d) che precedono e che costituiscono i presupposti della responsabilità in commento, la Società ha scelto di predisporre ed efficacemente applicare il modello, come illustrato al successivo paragrafo 5.
1.2. Delitti tentati
Secondo l’art. 26 del D. Lgs. n. 231/2001 nelle ipotesi di commissione, nelle forme del tentativo, dei delitti indicati nel Capo I del D. Lgs. n. 231/2001 (artt. da 24 a 25-duodevicies), le sanzioni pecuniarie e le sanzioni interdittive sono ridotte da un terzo alla metà. È, invece, esclusa l’irrogazione di sanzioni nei casi in cui l’Ente impedisca volontariamente il compimento dell’azione o la realizza-zione dell’evento.
L’esclusione di sanzioni si giustifica, in tal caso, in forza dell’interruzione di ogni rapporto di immedesimazione tra ente e soggetti che assumono di agire in suo nome e per suo conto. Si tratta di un’ipotesi particolare del c.d. “recesso attivo”, previsto dall’art. 56, comma 3, c.p.
1.3. Vicende modificative dell’ente
Il D. Lgs. n. 231/01 disciplina il regime della responsabilità dell’Ente anche in relazione alle vicende modificative dello stesso quali la trasformazione, la fusione, la scissione e la cessione d’azienda.
Secondo l’art. 27, comma 1, del D. Lgs. n. 231/01, dell’obbligazione per il pagamento della sanzione pecuniaria risponde soltanto l’ente con il suo patrimonio o con il fondo comune.
Tale previsione costituisce una forma di tutela a favore dei soci di società di persone e degli associati ad associazioni, scongiurando il rischio che gli stessi possano essere chiamati a rispondere con il loro patrimonio personale delle obbligazioni derivanti dalla comminazione all’Ente delle sanzioni pecuniarie.
La disposizione in esame, inoltre, rende manifesto l’intento del Legislatore di individuare una responsabilità dell’Ente autonoma non solo rispetto a quella dell’autore del reato, ma anche rispetto ai singoli membri della compagine sociale.
Gli artt. 28-33 del D. Lgs. n. 231/01 regolano l’incidenza delle vicende modificative connesse a operazioni di trasformazione, fusione, scissione e cessione di azienda sulla responsabilità dell’Ente.
In merito, il Legislatore ha tenuto conto di due esigenze contrapposte:
· da un lato, evitare che tali operazioni possano costituire uno strumento per eludere agevolmente la responsabilità amministrativa dell’Ente;
· dall’altro, non penalizzare interventi di riorganizzazione privi di intenti elusivi.
La Relazione illustrativa al D. Lgs. n. 231/01 afferma che “Il criterio di massima al riguardo seguito è stato quello di regolare la sorte delle sanzioni pecuniarie conformemente ai principi dettati dal Codice civile in ordine alla generalità degli altri debiti dell’ente originario, mantenendo, per converso, il collegamento delle sanzioni interdittive con il ramo di attività nel cui ambito è stato commesso il reato”.
In caso di trasformazione, l’art. 28 del D. Lgs. n. 231/01 prevede (in coerenza con la natura di tale istituto che implica un semplice mutamento del tipo di Società, senza determinare l’estinzione del soggetto giuridico originario) che resta ferma la responsabilità dell’Ente per i reati commessi anteriormente alla data in cui la trasformazione ha avuto effetto.
In caso di fusione, l’Ente che risulta dalla fusione (anche per incorporazione) risponde dei reati di cui erano responsabili gli Enti partecipanti alla fusione (art. 29 del D. Lgs. n. 231/2001). L’Ente risultante dalla fusione, infatti, assume tutti i diritti e obblighi delle società partecipanti all’operazione (art. 2504-bis, primo comma, c.c.) e, facendo proprie le attività aziendali, accorpa, altresì, quelle nel cui ambito sono stati realizzati i reati di cui le società partecipanti alla fusione avrebbero dovuto rispondere.
L’art. 30 del D. Lgs. n. 231/01 prevede che, nel caso di scissione parziale, la società scissa rimane responsabile per i reati commessi anteriormente alla data in cui la scissione ha avuto effetto.
Gli Enti beneficiari della scissione (sia totale che parziale) sono solidalmente obbligati al pagamento delle sanzioni pecuniarie dovute dall’Ente scisso per i reati commessi anteriormente alla data in cui la scissione ha avuto effetto, nel limite del valore effettivo del patrimonio netto trasferito al singolo Ente.
Tale limite non si applica alle società beneficiarie, alle quali risulta devoluto, anche solo in parte, il ramo di attività nel cui ambito è stato commesso il reato.
Le sanzioni interdittive relative ai reati commessi anteriormente alla data in cui la scissione ha avuto effetto si applicano agli Enti cui è rimasto o è stato trasferito, anche in parte, il ramo di attività nell’ambito del quale il reato è stato commesso.
L’art. 31 del D. Lgs. n. 231/01 prevede disposizioni comuni alla fusione e alla scissione, concernenti la determinazione delle sanzioni nell’eventualità che tali operazioni straordinarie siano intervenute prima della conclusione del giudizio.
1.4. Reati commessi all’estero
Secondo l’art. 4 del D. Lgs. n. 231/01, l’Ente può essere chiamato a rispondere in Italia in relazione a reati - contemplati dallo stesso D. Lgs. n. 231/01 - commessi all’estero.
La Relazione illustrativa al D. Lgs. n. 231/01 sottolinea la necessità di non lasciare sfornita di sanzione una situazione criminologica di frequente verificazione, anche al fine di evitare facili elusioni dell’intero impianto normativo in oggetto.
I presupposti (previsti dalla norma ovvero desumibili dal complesso del D. Lgs. n. 231/01) su cui si fonda la responsabilità dell’ente per reati commessi all’estero sono:
Ø il reato deve essere commesso all’estero da un soggetto funzionalmente legato all’Ente, ai sensi dell’art. 5, comma 1, del D. Lgs. n. 231/01;
Ø l’Ente deve avere la propria sede principale nel territorio dello Stato italiano;
Ø l’Ente può rispondere solo nelle ipotesi previste dal D. Lgs. n. 231/01 e della L. 146/06 e nei casi e alle condizioni previste dagli artt. 7, 8, 9, 10 c.p.;
Ø che nei confronti dell’Ente non proceda lo Stato del luogo in cui è stato commesso il fatto.
2. SANZIONI
Le sanzioni previste per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato sono:
(a) sanzione amministrativa pecuniaria;
(b) sanzioni interdittive;
(c) confisca;
(d) pubblicazione della sentenza di condanna.
(a) La sanzione amministrativa pecuniaria
La sanzione amministrativa pecuniaria, disciplinata dagli artt. 10 e seguenti del D. Lgs. n. 231/01, costituisce la sanzione “di base”, di necessaria applicazione del cui pagamento risponde l’Ente con il suo patrimonio o con il fondo comune.
Il Legislatore ha adottato un criterio innovativo di commisurazione di tale sanzione, attribuendo al Giudice l’obbligo di procedere a due diverse e successive operazioni di apprezzamento, al fine di un maggiore adeguamento della sanzione alla gravità del fatto ed alle condizioni economiche dell’Ente.
Con la prima valutazione il Giudice determina il numero delle quote (non inferiore a cento, né superiore a mille, fatto salvo quanto previsto dall’art. 25-septies “Omicidio colposo e lesioni colpose gravi o gravissime, commessi con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela dell’igiene e della salute sul lavoro” che al primo comma in relazione al delitto di cui all’articolo 589 c.p. commesso con violazione dell’art. 55, 2° comma, D. Lgs. 81/2008 prevede una sanzione pari a mille quote), tenendo conto:
Ø della gravità del fatto;
Ø del grado di responsabilità dell’Ente;
Ø dell’attività svolta per eliminare o attenuare le conseguenze del fatto e per prevenire la commissione di ulteriori illeciti.
Nel corso della seconda valutazione il Giudice determina, entro i valori minimi e massimi predeterminati in relazione agli illeciti sanzionati, il valore di ciascuna quota (da un minimo di euro 258,23 ad un massimo di Euro 1.549,37) “sulla base delle condizioni economiche e patrimoniali dell’ente allo scopo di assicurare l’efficacia della sanzione” (art. 11, 2° comma, D. Lgs. n. 231/01).
Come affermato al punto 5.1 della Relazione al D. Lgs. n. 231/01, al fine di accertare le condizioni economiche e patrimoniali dell’Ente, “il giudice potrà avvalersi dei bilanci o delle altre scritture comunque idonee a fotografare tali condizioni. In taluni casi, la prova potrà essere conseguita anche tenendo in considerazione le dimensioni dell’ente e la sua posizione sul mercato. (…) Il giudice non potrà fare a meno di calarsi, con l’ausilio di consulenti, nella realtà dell’impresa, dove potrà attingere anche le informazioni relative allo stato di solidità economica, finanziaria e patrimoniale dell’ente”.
L’art. 12 del D. Lgs. n. 231/01 prevede una serie di casi in cui la sanzione pecuniaria viene ridotta. Essi sono schematicamente riassunti nella tabella sottostante con indicazione della riduzione apportata e dei presupposti per l’applicazione della riduzione stessa.
Riduzione
Presupposti
1/2
(e non può comunque essere superiore ad euro 103.291,38)
· L’autore del reato ha commesso il fatto nel prevalente interesse proprio o di terzi e l’Ente non ne ha ricavato un vantaggio o ne ha ricavato un vantaggio minimo; oppure
· Il danno patrimoniale cagionato è di particolare tenuità.
da 1/3 a 1/2
[Prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado]
· L’Ente ha risarcito integralmente il danno e ha eliminato le conseguenze dannose o pericolose del reato ovvero si è comunque efficacemente adoperato in tal senso; oppure
· È stato attuato e reso operativo un modello organizzativo idoneo a prevenire reati della specie di quello verificatosi.
da 1/2 a 2/3
[Prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado]
· L’Ente ha risarcito integralmente il danno e ha eliminato le conseguenze dannose o pericolose del reato ovvero si è comunque efficacemente adoperato in tal senso; e
· È stato attuato e reso operativo un modello organizzativo idoneo a prevenire reati della specie di quello verificatosi.
*In base all’Art. 12 del D.lgs. n. 231/01, la sanzione pecuniaria è ridotta della metà e non può comunque essere superiore a euro 103.291,38. In base al 3° comma dell’art. 11 del D. Lgs n. 231/01, la quota è uguale a euro 103,29 e, in ogni caso la sanzione pecuniaria non può essere inferiore a Euro 10.329,14 (art. 12, 4° comma, D. Lgs n. 231/01).
(b) Le sanzioni interdittive
Le sanzioni interdittive previste dal D. Lgs. n. 231/01 sono:
Ø l’interdizione dall’esercizio dell’attività;
Ø il divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio;
Ø la sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
Ø l’esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e la revoca di quelli eventualmente già concessi;
Ø il divieto di pubblicizzare beni o servizi.
Differentemente dalla sanzione amministrativa pecuniaria, le sanzioni interdittive si applicano solo in relazione ai reati per i quali sono espressamente previste (si vedano a questo proposito le tabelle riassuntive riportate nelle Parti Speciali del Modello) al ricorrere di almeno una delle condizioni di cui all’art. 13, D. Lgs. n. 231/01, di seguito indicate:
Ø “l’ente ha tratto dal reato un profitto di rilevante entità ed il reato è stato commesso da soggetti in posizione apicale ovvero da soggetti sottoposti all’altrui direzione quando, in questo caso, la commissione del reato è stata determinata o agevolata da gravi carenze organizzative”;
Ø “in caso di reiterazione degli illeciti” (id est: commissione di un illecito dipendente da reato nei cinque anni dalla sentenza definitiva di condanna per un altro precedente).
In ogni caso, non si procede all’applicazione delle sanzioni interdittive quando il reato è stato commesso nel prevalente interesse dell’autore o di terzi e l’Ente ne ha ricavato un vantaggio minimo o nullo, ovvero il danno patrimoniale cagionato è di particolare tenuità. Esclude, altresì, l’applicazione delle sanzioni interdittive il fatto che l’Ente ha posto in essere le condotte riparatorie previste dall’art. 17, D. Lgs. n. 231/01 e, più precisamente, quando concorrono le seguenti condizioni:
Ø “l’ente ha risarcito integralmente il danno e ha eliminato le conseguenze dannose o pericolose del reato ovvero si è comunque efficacemente adoperato in tal senso”;
Ø “l’ente ha eliminato le carenze organizzative che hanno determinato il reato mediante l’adozione e l’attuazione di modelli organizzativi idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi”;
Ø “l’ente ha messo a disposizione il profitto conseguito ai fini della confisca”.
Le sanzioni interdittive, fermo restando quanto previsto dall’articolo 25, comma 5, del D. Lgs. n. 231/015, hanno una durata compresa tra tre mesi e due anni e la scelta della misura da applicare e della sua durata viene effettuata dal Giudice sulla base degli stessi criteri in precedenza indicati per la commisurazione della sanzione pecuniaria, “tenendo conto dell’idoneità delle singole sanzioni a prevenire illeciti del tipo di quello commesso” (art. 14, D. Lgs. n. 231/01).
Il Legislatore si è poi preoccupato di precisare che l’interdizione dell’attività ha natura residuale rispetto alle altre sanzioni interdittive.
(c) La confisca
Ai sensi dell’art. 19, D. Lgs. n. 231/01 è sempre disposta, con la sentenza di condanna, la confisca – anche per equivalente – del prezzo (denaro o altra utilità economica data o promessa per indurre o determinare un altro soggetto a commettere il reato) o del profitto (utilità economica immediata ricavata) del reato, salvo per la parte che può essere restituita al danneggiato e fatti salvi i diritti acquisiti dai terzi in buona fede.
(d) La pubblicazione della sentenza di condanna
La pubblicazione in uno o più giornali della sentenza di condanna, per estratto o per intero, può essere disposta dal Giudice, unitamente all’affissione nel comune dove l’Ente ha la sede principale, quando è applicata una sanzione interdittiva. La pubblicazione è eseguita a cura della Cancelleria del Tribunale a spese dell’Ente.
5 “Nei casi di condanna per uno dei delitti indicati nei commi 2 e 3, si applicano le sanzioni interdittive previste dall'articolo 9, comma 2, per una durata non inferiore a quattro anni e non superiore a sette anni, se il reato è stato commesso da uno dei soggetti di cui all'articolo 5, comma 1, lettera a), e per una durata non inferiore a due anni e non superiore a quattro, se il reato è stato commesso da uno dei soggetti di cui all'articolo 5, comma 1, lettera b)”.
3. CONDOTTE ESIMENTI LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA
Gli artt. 6 e 7 del D. Lgs. n. 231/01 prevedono forme specifiche di esonero dalla responsabilità amministrativa dell’Ente per i reati commessi nell’interesse o a vantaggio dello stesso sia da Soggetti Apicali sia da Soggetti Sottoposti.
In particolare, nel caso di reati commessi da Soggetti Apicali, l’art. 6 prevede l’esonero qualora l’Ente stesso dimostri che:
a) l’organo dirigente ha adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, “modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi”;
b) il compito di vigilare sul funzionamento e l’osservanza dei modelli nonché di proporne l’aggiornamento è stato affidato ad un Organismo di Vigilanza dell’Ente, dotato di autonomi poteri di iniziativa e controllo;
c) le persone che hanno commesso il reato hanno agito eludendo fraudolentemente i modelli;
d) non vi è stata omessa o insufficiente vigilanza da parte dell’OdV.
Per quanto concerne i Soggetti Sottoposti, l’art. 7 prevede l’esonero dalla responsabilità nel caso in cui l’Ente abbia adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del reato, un modello idoneo a prevenire reati della specie di quello verificatosi.
Sempre il D. Lgs. n. 231/01 prevede che il modello risponda all’esigenza di:
1. individuare le attività nel cui ambito esiste la possibilità che siano commessi reati;
2. prevedere specifici protocolli diretti a programmare la formazione e l’attuazione delle decisioni dell’Ente in relazione ai reati da prevenire;
3. individuare modalità di gestione delle risorse finanziarie idonee ad impedire la commissione di tali reati;
4. prevedere obblighi di informazione nei confronti dell’OdV;
5. introdurre un sistema disciplinare interno idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello stesso.
Secondo il D. Lgs. n. 231/01 i modelli possono essere adottati sulla base di codici di comportamento redatti da associazioni rappresentative di categoria.
Confindustria ha emanato il 7 marzo 2002 apposite Linee Guida, successivamente aggiornate, in ragione del mutato quadro normativo, in data 24 maggio 2004, 31 marzo 2008. nel mese di marzo 2014 e, da ultimo, nel mese di giugno 2021.
Il presente modello tiene conto, oltre che, ovviamente, del dettato normativo, anche delle Linee Guida.
Resta inteso che eventuali divergenze del modello adottato dalla Società rispetto a talune specifiche indicazioni di cui alle Linee Guida, non ne inficiano la correttezza di fondo e la validità. Tali Linee Guida, infatti, per loro natura, hanno carattere facoltativo e generale, laddove il Modello deve essere predisposto con riferimento alla realtà concreta della Società.
Si precisa che, nel caso in cui Music Center venga indagata o imputata per reati presupposto ex D. Lgs. n. 231/2001 quale conseguenza di indagine o imputazione per il reato da cui dipende l’illecito amministrativo nei confronti del legale rappresentante dell’Ente, la difesa processuale di Music Center non potrà essere affidata ad un legale nominato dal legale
rappresentante indagato o imputato, ma dovrà essere affidata ad un legale nominato dal Consiglio di Amministrazione, con l’astensione del legale rappresentante di Music Center.6
6 Cassazione penale sez. III – 13/05/2022, n. 35387
4. LA SOCIETA’ MUSIC CENTER S.R.L.
4.1 Music Center S.r.l.
Music Center S.r.l. è una società Italiana, con sede legale a Trento (TN) in Via Dell’Ora del Garda n. 19, CAP 38121, iscritta presso il Registro delle Imprese della Camera di Commercio Industria, Artigianato e Agricoltura di Trento.
Fondata nel 1974, Music Center svolge attività di produzione e vendita di prodotti inerenti al mercato musicale.
L'azienda ha la sede legale a Trento (Italia), nonché una filiale in Romania dedicata alla produzione.
In particolare, la Società si occupa, su scala globale, di produzione, commercio e noleggio, di: (i) accessori e/o componenti di strumenti musicali; (ii) strumenti musicali e, più in generale, (iii) ogni prodotto, anche analogico o digitale, volto alla creazione, archiviazione e/o riproduzione per uso professionale o domestico dell’immagine e/o del suono, nonché dei relativi accessori e/o componenti.
Music Center è leader mondiale nella produzione di tamponi per strumenti a fiato, ed è il fornitore esclusivo della maggior parte dei produttori e rivenditori di strumenti musicali in tutto il mondo
La Società rifornisce tutti i principali mercati in Europa, Nord America e Asia.
Costanti sono stati gli investimenti nella ricerca e nello sviluppo tecnologico, che hanno garantito e tutt’ora garantiscono una elevata produzione ed un’eccellente qualità.
Gli elementi che caratterizzano la Società possono essere sinteticamente descritti come segue:
Ø accentuata propensione verso il cliente; tale caratteristica è garantita da un elevato ed esteso know-how dei suoi collaboratori e dalla loro abilità a precorrere nuovi bisogni ed esigenze della clientela;
Ø elevato coordinamento a livello locale, non solo per le attività di vendita, ma anche per le attività di produzione e di supporto;
Ø elevato controllo economico e finanziario di tutti gli elementi di costo e ricavo,
Ø elevata attenzione agli aspetti di governance, al rispetto delle normative, nazionali e di compliance, nonché ai principi di eticità nella gestione del business e nei comportamenti con i clienti, privati o pubblici che siano, e con i partners commerciali.
I prodotti immessi sul mercato si caratterizzano per la loro sicurezza, la loro efficienza e la loro innovazione, giocando un ruolo importante sia nella produzione, sia nei processi di trattamento dei clienti.
Conformemente alle procedure operative e alle consolidate prassi diffuse all’interno della Società, il coordinamento delle attività appare molto forte ed indirizzato ad ottenere comportamenti uniformi e risultati economici in linea con il livello di eccellenza che Music Center si propone di ottenere e mantenere.
4.2 Governance e compagine sociale di Music Center S.r.l.
A seguito di un’operazione di fusione per incorporazione, Pindal S.p.A. e Hamelin S.p.A., ad oggi, costituiscono i soci di Music Center S.r.l.
La Governance di Music Center è costituita dal Consiglio di Amministrazione, composto da cinque membri incluso il Presidente del Consiglio di Amministrazione e l’Amministratore Delegato, dal Collegio Sindacale, composto da cinque membri incluso il Presidente del Collegio Sindacale, e dalla Società di Revisione.
La Società è consapevole che la costruzione di un equilibrato e coerente sistema di deleghe e procure oltre a rafforzare l’efficienza della struttura organizzativa attraverso la segregazione di ruoli, compiti e poteri, costituisce un valido presidio alla commissione dei reati da parte dei Soggetti Apicali e dei Soggetti Sottoposti, i quali devono disporre di circoscritti e specifici poteri di azione. Per tale ragione, Music Center ha individuato e formalmente nominato le figure aziendali a cui assegnare responsabilità e incarichi attraverso il sistema delle deleghe e delle procure conferite dall’organo amministrativo.
4.3 Il Modello di Music Center
In considerazione della natura dell’attività imprenditoriale svolta dalla Società e dei reati presupposto di cui al D. Lgs. n. 231/01, per come elencati al precedente paragrafo 1, la Società ha assunto la decisione di redigere, adottare ed efficacemente attuare il presente modello di organizzazione, gestione e controllo esclusivamente con riferimento ai reati elencati ai punti ì sub i), ii), iii), v), vi), ix), xi), xii), xiii),xiv), xvi), xvii), xviii), xxi), xxii) e xxiii) di cui al Paragrafo 1).
Di questi, segue l’elencazione:
Ø Reati in danno della Pubblica Amministrazione:
1. indebita percezione di erogazioni pubbliche (art. 316-ter c.p.);
2. truffa in danno dello Stato o di altro ente pubblico o delle Comunità europee (art. 640, 2° comma, n. 1, c.p.);
3. truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640-bis c.p.);
4. malversazione di erogazioni pubbliche (art. 316-bis c.p.);
5. frode informatica in danno dello Stato o di altro ente pubblico (art. 640-ter c.p.);
6. concussione (art. 317 c.p.);
7. corruzione per l’esercizio della funzione (art. 318 c.p.);
8. corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio (art. 319 c.p.);
9. corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio (circostanze aggravanti - art. 319-
bis c.p.);
10. corruzione in atti giudiziari (art. 319-ter c.p.);
11. induzione indebita a dare o promettere utilità (art. 319-quater c.p.);
12. corruzione (pene per il corruttore - art. 321 c.p.);
13. istigazione alla corruzione (art. 322 c.p.);
14. corruzione di persona incaricata di un pubblico servizio (art. 320 c.p.);
15. peculato, concussione, induzione indebita a dare o promettere utilità, corruzione e istigazione alla corruzione di membri delle Corti internazionali o degli organi delle
Comunità europee o di assemblee parlamentari internazionali o di organizzazioni internazionali e di funzionari delle Comunità europee e di Stati esteri (art. 322-bis c.p.);
16. traffico di influenze illecite (art. 346-bis c.p.);
17. peculato (art. 314 c.p.);
18. peculato mediante profitto dell’errore altrui (art. 316 c.p.);
19. abuso d’ufficio (art. 323 c.p.).
Ø Delitti informatici e trattamento illecito di dati
1. documenti informatici (art. 491-bis c.p.);
2. accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico (art. 615-ter c.p.);
3. detenzione, diffusione e installazione abusiva di apparecchiature, codici e altri mezzi atti all’accesso a sistemi informatici o telematici (art. 615-quater c.p.)
4. detenzione, diffusione e installazione abusiva di apparecchiature, dispositivi o programmi informatici diretti a danneggiare o interrompere un sistema informatico o telematico (art. 615-quinquies c.p.);
5. intercettazione, impedimento o interruzione illecita di comunicazioni informatiche o telematiche (art. 617-quater c.p.);
6. detenzione, diffusione e installazione abusiva di apparecchiature e di altri mezzi atti a intercettare, impedire o interrompere comunicazioni informatiche o telematiche (art. 617-quinquies) c.p.);
7. danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici (art. 635-bis c.p.);
8. danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici utilizzati dallo Stato o da altro ente pubblico o comunque di pubblica utilità (art. 635-ter c.p.);
9. danneggiamento di sistemi informatici o telematici (art. 635-quater c.p.);
10. danneggiamento di sistemi informatici o telematici di pubblica utilità (art. 635- quinquies c.p.);
Ø Reati transnazionali e delitti di criminalità organizzata associazione per delinquere (art. 416 c.p.);
Ø Reati transnazionali e delitti di criminalità organizzata associazione per delinquere (art. 416 c.p.);
Ø Delitti in materia di violazione del diritto d’autore
1. Messa a disposizione del pubblico, in un sistema di reti telematiche, mediante connessioni di qualsiasi genere, di un’opera dell’ingegno protetta, o parte di essa (art. 171, L. n. 633/1941 comma 1 lett. a) bis);
2. Reati di cui al punto precedente commessi su opere altrui non destinate alla pubblicazione qualora ne risulti offeso l’onore o la reputazione (art. 171, L. n. 633/1941 comma 3);
3. Riproduzione, trasferimento su altro supporto, distribuzione, comunicazione, presentazione o dimostrazione in pubblico, del contenuto di una banca dati; estrazione o reimpiego della banca dati; distribuzione, vendita o concessioni in locazione di banche dati (art. 171 bis, comma 2, Legge 633/1941).
Ø Delitti contro l’industria e il commercio
1. Turbata libertà dell’industria o del commercio (art. 513 c.p.);
2. Illecita concorrenza con minaccia o violenza (art. 513-bis);
3. Frode contro le industrie nazionali (art. 514 c.p.);
4. Frode nell’esercizio del commercio (art. 515 c.p.);
5. Vendita di prodotti industriali con segni mendaci (art. 517 c.p.);
6. Fabbricazione e commercio di beni realizzati usurpando titoli di proprietà industriale (art. 517-ter c.p.).
Ø Reati societari
1. false comunicazioni sociali (art. 2621 c.c.);
2. fatti di lieve entità (art. 2621-bis c.c.);
3. impedito controllo (art. 2625 c.c.);
4. formazione fittizia del capitale (art. 2632 c.c.);
5. indebita restituzione dei conferimenti (art. 2626 c.c.);
6. illegale ripartizione degli utili e delle riserve (art. 2627 c.c.);
7. illecite operazioni sulle azioni o quote sociali o della società controllante (art. 2628 c.c.);
8. operazioni in pregiudizio dei creditori (art. 2629 c.c.);
9. omessa comunicazione del conflitto d’interessi (art. 2629-bis c.c.);
10. corruzione tra privati (art. 2635 c.c.);
11. istigazione alla corruzione tra privati (art. 2635 bis c.c.);
12. illecita influenza sull’assemblea (art. 2636 c.c.);
13. aggiotaggio (art. 2637 c.c.);
14. ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza (art. 2638 c.c.);
15. false o omesse dichiarazioni per il rilascio del certificato preliminare (art. 54 D. Lgs. 19/2023).
Ø Delitti contro la personalità individuale
1. Intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro (art. 603-bis c.p.).
Ø Reati commessi con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela dell’igiene e della salute sul lavoro
4. omicidio colposo (art. 589 c.p.);
5. lesioni personali colpose (art. 590, 3° comma, c.p.).
Ø Reati di ricettazione, riciclaggio, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita e autoriciclaggio
1. ricettazione (art. 648 c.p.);
2. riciclaggio (art. 648-bis c.p.);
3. impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita (art. 648-ter c.p.).
4. autoriciclaggio (art. 648-ter.1 c.p.).
Ø Delitti in materia di strumenti di pagamento diversi dai contanti
1. indebito utilizzo e falsificazione di strumenti di pagamento diversi dai contanti (art. 493-ter c.p.);
2. frode informatica aggravata dalla realizzazione di un trasferimento di denaro, di valore monetario o di valuta virtuale (art. 640-ter c.p.).
Ø Reati ambientali
1. inquinamento ambientale (art. 452-bis c.p.);
2. delitti colposi contro l’ambiente (art. 452-quinquies c.p.);
3. circostanze aggravanti (art. 452-octies c.p.);
4. traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività (art. 452-sexies c.p.);
5. uccisione, distruzione, cattura, prelievo, detenzione di esemplari di specie animali o vegetali selvatiche protette (art. 727-bis c.p.);
6. distruzione o deterioramento di habitat all’interno di un sito protetto (art. 733-bis c.p.);
7. attività di gestione di rifiuti non autorizzata (art. 256, D. Lgs. n. 152/2006);
8. scarichi di acque reflue industriali contenenti sostanze pericolose, scarichi sul suolo, nel sottosuolo e nelle acque sotterranee, scarico nelle acque del mare da parte di navi o aeromobili (art. 137 D. Lgs. 152/2006);
9. inquinamento del suolo, del sottosuolo, delle acque superficiali o delle acque sotterranee (art. 257, D. Lgs. n. 152/2006); violazione degli obblighi di comunicazione, di tenuta dei registri obbligatori e dei formulari (art. 258, D. Lgs. 152/2006);
10. traffico illecito di rifiuti (art. 259, D. Lgs. n. 152/2006);
11. attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti (art. 452-quaterdecies c.p.);
12. emissioni in atmosfera – violazione dei limiti di emissione o delle prescrizioni stabiliti dalle autorizzazioni (art. 279, D. Lgs. n. 152/2006);
13. tutela delle specie animali e vegetali in via di estinzione (artt. 1, 2, 3-bis e 6, Legge 150/1992);
14. false indicazioni sulla natura, sulla composizione e sulle caratteristiche chimico-fisiche dei rifiuti nella predisposizione di un certificato di analisi di rifiuti; inserimento nel SISTRI di un certificato di analisi dei rifiuti falso; omissione o fraudolenta alterazione della copia cartacea della scheda SISTRI – area movimentazione nel trasporto di rifiuti (art. 260 bis D. Lgs. 152/2006),
Ø Impiego di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare
1. impiego di cittadini terzi il cui soggiorno è irregolare (art. 22, comma 12-bis, D. Lgs. n. 286/1998);
2. disposizioni contro le immigrazioni clandestine (art. 12, comma 3, 3-bis, 3-ter e comma 5, D. Lgs. 286/1998).
Ø Reati tributari
1. dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti (art. 2, D. Lgs. n. 74/2000);
2. dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici (art. 3, D. Lgs. n. 74/2000);
3. dichiarazione infedele (art. 4, D. Lgs. n. 74/2000);
4. omessa dichiarazione (art. 5, D. Lgs. n. 74/2000);
5. indebita compensazione (art. 10-quater D. Lgs. n. 74/2000);
6. emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti (art. 8, D. Lgs. n. 74/2000);
7. occultamento o distruzione di documenti contabili (art. 10, D. Lgs. n. 74/2000);
8. sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte (art. 11, D. Lgs. n. 74/2000).
Ø Reati di contrabbando
6. contrabbando nel movimento delle merci attraverso i confini di terra e gli spazi doganali (art. 282, D.P.R. n. 43/1973);
7. contrabbando nel movimento delle merci nei laghi di confine (art. 283, D.P.R. n. 43/1973);
8. contrabbando nel movimento marittimo delle merci (art. 284, D.P.R. n. 43/1973);
9. contrabbando nel movimento delle merci per via aerea (art. 285, D.P.R. n. 43/1973);
10. contrabbando nelle zone extra-doganali (art. 286, D.P.R. n. 43/1973);
11. contrabbando per indebito uso di merci importate con agevolazioni doganali (art. 287, D.P.R. n. 43/1973);
12. contrabbando nei depositi doganali (art. 288, D.P.R. n. 43/1973);
13. contrabbando nel cabotaggio e nella circolazione (art. 289, D.P.R. n. 43/1973);
14. contrabbando nell'esportazione di merci ammesse a restituzione di diritti (art. 290,
D.P.R. n. 43/1973);
15. contrabbando nell'importazione od esportazione temporanea (art. 291, D.P.R. n. 43/1973);
16. altri casi di contrabbando (art. 292, D.P.R. n. 43/1973);
17. circostanze aggravanti (art. 295, D.P.R. n. 43/1973).
Ø Riciclaggio di beni culturali e devastazione e saccheggio di beni culturali e paesaggistici
1. Riciclaggio di beni culturali (art. 518 sexies c.p.)
Per una descrizione dei reati, si rinvia alla Parte Speciale. Per una descrizione dei Processi sensibili, delle Attività a rischio reato e dei comportamenti attesi si rinvia all’Allegato (a) alla Parte Speciale7.
Per quanto riguarda invece le altre fattispecie di reato presupposto previste dal Decreto e non incluse nell’elenco sopra riportato, si evidenzia che le stesse sono state valutate come non rilevanti per la Società in quanto non appare configurabile l’interesse o il vantaggio della Società rispetto alla commissione di tali fattispecie.
In ogni caso, anche rispetto a tali fattispecie di reato, si evidenzia che svolge un ruolo fondamentale di controllo e presidio il Codice Etico, parte integrante del presente Modello.
7 Cfr. Allegato a) della Parte Speciale “As Is Analysis”.
5. IL PRESENTE MODELLO
5.1. La costituzione del Modello
La Società gode di un’eccellente reputazione sul mercato, si interfaccia con numerosi interlocutori ed è orgogliosa delle tradizioni di appartenenza. La Società ritiene, pertanto, importante mantenere e migliorare ancor di più tale reputazione. In tale contesto globale, la Società si impegna a perseguire operatività e sviluppo secondo criteri etici e sostenibili in tutte le attività commerciali, in accordo ai principi del proprio Codice Etico. La Società sostiene una cultura aziendale improntata al continuo miglioramento, alla competitività e alle migliori prestazioni sostenibili in considerazione dei propri standard etici.
Ciò premesso, la Società - sensibile all'esigenza di assicurare condizioni di correttezza e di trasparenza nella conduzione degli affari e delle attività aziendali, a tutela della posizione e dell'immagine propria, delle aspettative dei propri stakeholder e del lavoro dei propri dipendenti - ha ritenuto conforme alle proprie politiche aziendali procedere all'attuazione del Modello previsto dal Decreto.
Tale iniziativa è stata assunta nella convinzione che il Modello possa costituire un valido strumento di sensibilizzazione nei confronti di tutti i dipendenti della Società e di tutti gli altri soggetti alla stessa cointeressati (clienti, fornitori, partners, collaboratori a diverso titolo), affinché seguano, nell’espletamento delle proprie attività, comportamenti corretti e lineari ed affinché vi sia un’organizzazione tale da prevenire il rischio di commissione dei reati contemplati nel D. Lgs. n. 231/01.
Più specificamente, il Modello rappresenta il risultato dell’applicazione metodologica documentata dei criteri di identificazione dei rischi, da un lato, e di individuazione dei protocolli, ove attualmente esistenti, per la programmazione e la formazione ed attuazione delle decisioni della Società, dall’altro.
Nell’ottica di un processo di adeguamento continuo ai mutamenti societari, alle esigenze in divenire del mercato ed alla evoluzione normativa di riferimento, il Modello è stato oggetto di aggiornamento, al fine di garantire, rispetto a nuove fattispecie di reato presupposto introdotte dal Legislatore, un sistema di comportamenti in grado di integrarsi efficientemente con l’operatività aziendale, pur essendo fermamente rivolto al perseguimento dei rigorosi principi finalistici che lo animano.
Il Modello si prefigge, infatti, di indurre i Soggetti Apicali (quali gli amministratori, i dirigenti, ecc.), i Soggetti Sottoposti (quali i dipendenti), nonché tutti coloro che, a qualsiasi titolo, operano nell’interesse o a vantaggio della Società, quale che sia il rapporto, anche temporaneo, che li lega alla stessa, ad acquisire la sensibilità necessaria a percepire la sussistenza dei rischi di commissione di reati nell’esercizio di determinate attività e, contemporaneamente, comprendere la portata, non solo personale, ma anche societaria, delle possibili conseguenze, in termini di sanzioni penali ed amministrative, in caso di consumazione di tali reati.
Con l’adozione e l’aggiornamento costante del Modello la Società si propone, infatti, di conseguire il pieno e consapevole rispetto dei principi su cui lo stesso si fonda, così da impedirne l’elusione fraudolenta e, allo stesso tempo, contrastare fortemente tutte quelle condotte che siano contrarie alle disposizioni di legge ed ai principi etici che conformano l’attività della Società.
Sebbene l’adozione del Modello costituisca una “facoltà” e non un obbligo – non essendo soggetta ad alcuna sanzione la mancata implementazione dello stesso – la Società ha deciso di procedere alla sua predisposizione, adozione e aggiornamento, in quanto
consapevole che tale sistema rappresenti, da un lato, un’opportunità per migliorare la sua Corporate Governance e, dall’altro, l’esimente dalla responsabilità amministrativa, come previsto dal D. Lgs. n. 231/01 stesso.
A tal fine la Società ha avviato un importante progetto per garantire la predisposizione, l’adozione e l’aggiornamento del Modello.
Tale progetto si è articolato in differenti fasi, dirette tutte alla costituzione di un sistema di prevenzione e gestione dei rischi, in linea con le disposizioni del D. Lgs. n. 231/01, delle Linee Guida, dei suggerimenti della migliore dottrina e degli orientamenti giurisprudenziali che sono stati espressi in materia.
Al contempo dette attività, pur se finalizzate alla predisposizione del Modello (analisi dei rischi potenziali, valutazione e adeguamento del sistema dei controlli già esistenti sui processi sensibili), hanno costituito l’occasione per sensibilizzare, ancora una volta, le risorse impiegate rispetto ai termini del controllo e della conformità ai processi aziendali, finalizzati ad una prevenzione “attiva” dei reati.
Si descrivono, qui di seguito, brevemente, le fasi in cui è articolato il lavoro di individuazione delle attività a rischio, in base al quale successivamente si è dato luogo alla predisposizione e successivo aggiornamento del Modello.
1) Identificazione dei Processi sensibili e delle Attività a rischio reato (“as- is analysis”), attuata attraverso il previo esame della documentazione aziendale (organigrammi, attività svolte, processi principali, verbali consigli di amministrazione, verbali assemblee, procure, disposizioni organizzative, ecc.) e una serie di interviste con i soggetti chiave nell’ambito della struttura aziendale, mirate all’approfondimento dei processi sensibili e del controllo sugli stessi (procedure esistenti, verificabilità e documentabilità delle scelte aziendali, congruenza e coerenza delle operazioni, separazione delle responsabilità, documentabilità dei controlli, sistema di procure e deleghe interne, ecc.).
L’obiettivo di questa fase è stato duplice: da un lato si è proceduto all’analisi del contesto aziendale, al fine di identificare in quali aree o settori di attività si potessero realizzare i reati previsti dal D. Lgs. n. 231/01; dall’altro, l’analisi delle aree/settori o Attività a rischio reato è stata prodromica rispetto alla successiva valutazione delle modalità in cui i reati possono, in astratto, essere perpetrati. A tale ultimo fine, si è tenuta in considerazione la storia della Società e, in particolare, eventuali illeciti commessi da altri Enti nello stesso ramo di attività.
Se ne è ricavata una rappresentazione dei processi sensibili, delle Attività a rischio reato, delle funzioni aziendali coinvolte in ciascun processo, dei controlli già esistenti e delle relative criticità, con particolare “focus” agli elementi di “compliance” e controllo specifici per soddisfare i requisiti del Modello.
2) Effettuazione della “gap analysis”. Sulla base della situazione attuale (controlli e procedure esistenti), in relazione ai processi sensibili e delle previsioni e finalità del D. Lgs. n. 231/01, si sono individuate le azioni finalizzate all’introduzione o all’integrazione del sistema di controllo interno (processi e procedure) e che migliorano i requisiti organizzativi, essenziali per la definizione di un modello “specifico” di organizzazione, gestione e monitoraggio ai sensi del Decreto.
In questa fase, il sistema dei controlli preventivi già esistenti nella Società è stato valutato alla luce della diversa tipologia dei reati previsti dal D. Lgs. n. 231/01: così, nel caso di reati dolosi, è stata valutata la possibilità che venissero aggirati i controlli con comportamenti
fraudolenti ed intenzionali e volti a consumare l’evento illecito. Nel caso di reati colposi, invece, siccome incompatibili con l’intenzionalità dell’agente, è stata valutata la possibilità di comportamenti in violazione dei controlli, nonostante la puntuale osservanza degli obblighi di vigilanza da parte dell’apposito organismo (di cui infra), pur se non accompagnati dalla volontà dell’evento.
5.2. Finalità e struttura del Modello
Il Modello predisposto dalla Società sulla base dell’individuazione delle attività di possibile rischio, l’espletamento delle quali potrebbe, in astratto, configurare il rischio di commissione di reati, si propone come finalità quelle di:
Ø creare, in tutti coloro che svolgono con, in nome, per conto e nell’interesse della Società Attività a rischio reato, come meglio individuate nella Parte Speciale del presente documento, la consapevolezza di poter incorrere, in caso di violazione delle disposizioni riportate nel Modello, in un illecito passibile di sanzioni, sul piano penale e amministrativo, irrogabili non solo nei loro confronti, ma anche nei confronti della Società;
Ø condannare ogni forma di comportamento illecito da parte della Società, in quanto contraria, oltre che alle disposizioni di legge, anche ai principi etici adottati dalla stessa;
Ø garantire alla Società, grazie a un’azione di controllo delle Attività a rischio reato, la concreta ed effettiva possibilità di intervenire tempestivamente per prevenire la commissione dei reati stessi.
Il Modello si propone, altresì, di:
Ø introdurre, integrare, sensibilizzare, diffondere e circolarizzare, a tutti i livelli aziendali, le regole di condotta ed i protocolli per la programmazione della formazione e dell’attuazione delle decisioni della Società, al fine di gestire e, conseguentemente, evitare il rischio della commissione di reati;
Ø individuare preventivamente le Attività a rischio reato, con riferimento alle operazioni della Società che potrebbero comportare la realizzazione dei reati previsti dal Decreto;
Ø dotare l’OdV di specifici compiti e di adeguati poteri al fine di porlo in condizione di vigilare efficacemente sull’effettiva attuazione, sul costante funzionamento ed aggiornamento del Modello, nonché di valutare il mantenimento nel tempo dei requisiti di solidità e funzionalità del Modello medesimo;
Ø registrare correttamente e conformemente ai protocolli tutte le operazioni della Società nell’ambito delle Attività a rischio reato, al fine di rendere possibile una verifica ex post dei processi di decisione, la loro autorizzazione ed il loro svolgimento in seno alla Società, in modo da assicurarne la preventiva individuazione e rintracciabilità in tutte le loro componenti rilevanti. Il tutto conformemente al principio di controllo espresso nelle Linee Guida, in virtù del quale “ogni operazione, transazione, azione deve essere: verificabile, documentata, coerente e congrua”;
Ø assicurare l’effettivo rispetto del principio della separazione delle funzioni aziendali, nel rispetto del principio di controllo, secondo il quale “nessuno può gestire in autonomia un intero processo”, in modo tale che l’autorizzazione all’effettuazione di un’operazione sia sotto la responsabilità di una persona diversa da quella che la contabilizza, la esegue operativamente o la controlla;
Ø delineare e delimitare le responsabilità nella formazione e nell’attuazione delle decisioni della Società;
Ø stabilire poteri autorizzativi conferiti in coerenza con le responsabilità organizzative e gestionali assegnate, rendendo note le deleghe di potere, le responsabilità ed i compiti all’interno della Società, assicurando che gli atti con i quali si conferiscono poteri, deleghe e autonomie siano compatibili con i principi di controllo preventivo;
Ø individuare le modalità di gestione delle risorse finanziarie, tali da impedire la commissione dei reati;
Ø valutare la possibilità di commissione di reati da parte di tutti i soggetti che interagiscono con la Società svolgendo operazioni nell’ambito delle Attività a rischio reato, nonché il funzionamento del Modello, curandone il necessario aggiornamento periodico, in senso dinamico, nell’ipotesi in cui le analisi e le valutazioni operate rendano necessario effettuare correzioni, integrazioni e adeguamenti.
L’adozione e l’efficace attuazione del Modello non solo consentono alla Società di beneficiare dell’esimente prevista dal Decreto, ma anche di migliorare, nei limiti previsti dallo stesso, la propria Corporate Governance, limitando il rischio di commissione dei reati. Attraverso il Modello, infatti, si consolida un sistema strutturato ed organico di procedure ed attività di controllo (preventivo ed ex post) che ha come obiettivo la riduzione del rischio di commissione dei reati mediante la individuazione dei processi sensibili e la loro conseguente proceduralizzazione.
I principi contenuti nel Modello devono condurre, da un lato, a determinare una piena consapevolezza, nel potenziale autore del reato, della possibilità di compiere un illecito (la cui commissione è fortemente condannata e contraria agli interessi e alle policies della Società, anche quando apparentemente essa potrebbe trarne un vantaggio), dall’altro, grazie ad un monitoraggio costante dell’attività, a consentire alla Società di reagire tempestivamente per prevenire od impedire la commissione del reato stesso.
Tra la finalità del Modello vi è, quindi, quella di sviluppare la consapevolezza nei dipendenti, Organi Sociali, consulenti a qualsiasi titolo, collaboratori e partners, che svolgano, per conto e nell’interesse della Società, Attività a rischio reato, di poter incorrere – in caso di comportamenti non conformi alle prescrizioni del Modello e del Codice Etico allegato allo stesso e alle altre norme e procedure aziendali (oltre che alla legge) – in illeciti passibili di conseguenze penalmente rilevanti non solo per se stessi, ma anche per la Società.
Inoltre, si intende censurare fattivamente ogni comportamento illecito attraverso la costante attività dell’Organismo di Vigilanza sull’operato delle persone rispetto ai processi sensibili e la comminazione, da parte della Società, di sanzioni disciplinari o contrattuali.
Alla luce di quanto sopra, il Modello si articola in una prima parte introduttiva della disciplina del D. Lgs. n. 231/01 (“Parte Generale”), in cui ne vengono illustrate le componenti essenziali, con particolare riferimento alla scelta e all’individuazione dell’OdV, alla formazione del personale e alla diffusione del Modello nel contesto aziendale, al sistema disciplinare e alle misure da adottare in caso di mancata osservanza delle prescrizioni ivi contenute.
Segue poi la Parte Speciale del Modello, predisposta in funzione delle diverse tipologie di reato contemplate dal D. Lgs. n. 231/01 e rispetto alle quali la Società ha inteso tutelarsi, in quanto considerate di possibile rischio, tenuto conto dell’attività imprenditoriale svolta dalla Società.
Sulla base delle analisi descritte nel precedente paragrafo, la Parte Speciale del Modello trova applicazione:
1) per i reati in danno della Pubblica Amministrazione che risultano individuati agli articoli 24, 25 e 25 decies del D. Lgs. n. 231/01;
2) per i reati di corruzione tra privati e istigazione alla corruzione tra privati previsti dall’art. 25-ter, primo comma, lett. s-bis del D. Lgs. n. 231/01;
3) per i delitti informatici e trattamento illecito di dati previsti dall’art. 24 bis del D. Lgs. 231/01;
4) per i delitti di criminalità organizzata, previsti dall’art. 24 ter del D. Lgs. 231/01;
5) per i delitti contro l’industria e il commercio previsti dall’art. 25-bis.1 del D. Lgs. n. 231/01;
6) per i delitti in materia di violazione del diritto d’autore previsti dall’art. 25-novies del D. Lgs. 231/01;
7) per i reati societari previsti dall’art. 25-ter del D. Lgs. n. 231/01;
8) per i reati di omicidio colposo e lesioni colpose gravi o gravissime, commessi con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela dell’igiene e della salute sul lavoro, previsti dall’art. 25-septies del D. Lgs. n. 231/01;
9) per i reati di ricettazione, riciclaggio, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita e autoriciclaggio di cui all’art. 25-octies del D. Lgs. n. 231/01, nonché per i delitti in materia di strumenti di pagamento diversi dai contanti previsti dall’art. 25-octies 1 del D. Lgs. 231/01;
10) per i reati ambientali previsti dall’art. 25-undecies del D. Lgs. n. 231/01 e per i reati di riciclaggio di beni culturali e devastazione e saccheggio di beni culturali e paesaggistici previsti dall’art. 25- duodevecies del D. Lgs. 231/01;
11) per il reato di impiego di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare previsto dall’art. 25-duodecies del D. Lgs. n. 231/01 e per il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, di cui all’art. 25-quinquies del D. Lgs. n. 231/01;
12) per i reati tributari di cui all’art. 25-quinquiesdecies del D. Lgs. n.
231/01;
13) per i reati di contrabbando previsti dall’art. 25-sexiesdecies del D. Lgs. n. 231/01.
Il Modello è stato, inoltre, articolato al fine di garantire una più efficace e snella attività di aggiornamento dello stesso. Infatti, se la “Parte Generale” contiene la formulazione dei principi generali di diritto da ritenersi sostanzialmente invariabili, le “Parti Speciali”, in considerazione del particolare contenuto, saranno suscettibili, invece, di costanti aggiornamenti.
5.3 Principi ed elementi ispiratori del Modello
Nella predisposizione del Modello si è tenuto conto delle procedure, delle consolidate prassi aziendali e degli ulteriori sistemi di controllo (rilevati in fase di “as-is analysis”) esistenti e già
operanti in Società, ove giudicati idonei a valere anche come misure di prevenzione dei reati e controllo sui processi sensibili.
Il Modello, fermo restando la sua finalità peculiare descritta al precedente paragrafo 5.2 e connessa al D. Lgs. n. 231/01, si inserisce, infatti, nel più ampio sistema di controllo costituito principalmente dalle regole statuarie (Statuto della Società), dalle procedure interne richiamate all’interno dell’Allegato alla Parte Speciale del Modello, e dal sistema di controllo interno, già fortemente efficaci.
In particolare, quali strumenti diretti a programmare la formazione e l’attuazione delle decisioni della Società anche in relazione ai reati da prevenire, la Società ha individuato i seguenti:
a) il sistema di controllo interno e quindi le procedure aziendali attualmente esistenti, il sistema delle deleghe di funzioni, della separazione delle competenze e delle firme congiunte in vigore, la documentazione e le disposizioni inerenti alla struttura gerarchico-funzionale aziendale ed organizzativa della Società, nonché il sistema di controllo della gestione;
b) le norme inerenti al sistema amministrativo, contabile, finanziario;
c) la comunicazione al personale, l’informazione e la formazione dello stesso;
d) il sistema disciplinare di cui ai Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (il “CCNL”) applicati ai dirigenti ed agli altri dipendenti;
e) in generale, la normativa italiana e straniera applicabile;
f) le prassi consolidate e le procedure aziendali.
I principi, le regole, le procedure di cui agli strumenti sopra elencati non vengono riportati e descritti dettagliatamente nel Modello, ma si intendono integralmente qui richiamati a tutti gli effetti, facendo essi parte del sistema di organizzazione e controllo che lo stesso Modello intende, laddove necessario, migliorare e integrare.
Di conseguenza, sono da considerare come parte essenziale e fondamentale del Modello tutte le procedure, tutti i protocolli, in qualsivoglia settore, funzione aziendale, area di attività esse trovino applicazione, che sono state implementate ed attuate dalla Società.
Per quanto concerne la prevenzione dei lavoratori in materia di salute e sicurezza sul luogo di lavoro, costituisce parte integrante del Modello il Documento di Valutazione dei Rischi (ex art. 28 del D. Lgs. 81/08) e tutte le procedure previste in materia, già adottate ed applicate in Società.
Principi cardine a cui il Modello si ispira, oltre a quanto sopra riportato, sono:
Ø I requisiti indicati dal D. Lgs. n. 231/01 ed in particolare:
· l’attribuzione ad un Organismo di Vigilanza interno alla Società del compito di promuovere l’attuazione efficace e corretta del Modello anche attraverso il monitoraggio dei comportamenti aziendali ed il diritto ad una informazione costante sulle attività rilevanti ai fini del Decreto;
· la messa a disposizione dell’Organismo di Vigilanza di risorse adeguate a supportarlo nei compiti affidatigli ed a raggiungere risultati ragionevolmente attendibili;
· l’attività di verifica del funzionamento del Modello con conseguente aggiornamento periodico dello stesso (controllo ex post);
· l’attività di sensibilizzazione e diffusione a tutti i livelli aziendali delle regole comportamentali e delle procedure istituite.
Ø I principi generali di un adeguato sistema di controllo interno ed in particolare:
· la verificabilità e documentabilità di ogni operazione rilevante ai fini del D. Lgs. n. 231/01;
· il rispetto del principio della separazione delle funzioni;
· la definizione di poteri autorizzativi coerenti con le responsabilità assegnate;
· la comunicazione all’Organismo di Vigilanza delle informazioni rilevanti.
Ø La preminenza da conferirsi – nell’attuazione del sistema di controllo – alle attività che, in astratto, potrebbero comportare il rischio di commissione dei reati, ferma restando la doverosa opera di verifica generale dell’attività sociale.
5.4 Diffusione del Modello nella Società
La Società, anche in coordinamento con l’OdV, promuove iniziative idonee alla diffusione del Modello per una sua capillare conoscenza ed applicazione.
A questo scopo, l’OdV, in stretta cooperazione con la Società e le eventuali funzioni interessate, provvederà a definire un’informativa specifica e a curare la diffusione del contenuto del Modello all’interno della Società.
6. ORGANISMO DI VIGILANZA
Come detto, al fine di garantire alla Società l’esimente dalla responsabilità amministrativa in conformità a quanto previsto dagli artt. 6 e 7 del Decreto, è necessaria l’individuazione e la costituzione, all’interno della propria struttura, di un Organismo di Vigilanza fornito dell’autorità e dei poteri necessari per vigilare, in assoluta autonomia, sul funzionamento e sull’osservanza del Modello, nonché di curarne il relativo aggiornamento, proponendone le relative modificazioni al Consiglio di Amministrazione.
L’Organismo di Vigilanza può essere monocratico, ossia costituito da una sola persona, oppure collegiale, ossia composto da più soggetti.
Il Consiglio di Amministrazione può, in sede di nomina dell’Organismo di Vigilanza, assumere alternativamente una delle seguenti decisioni:
a) attribuire, conformemente a quanto previsto dalla legge 12 novembre 2011 n. 183 (Legge di Stabilità 2012), le funzioni e competenze dell’OdV al Collegio Sindacale, ove nominato;
b) nominare un OdV monocratico, costituito da un soggetto esterno alla realtà aziendale e scelto tra professionisti di comprovata esperienza in materia di D.lgs. 231/2001 e legale e dotato dei requisiti di indipendenza e professionalità, in grado di poter svolgere in maniera adeguata i propri compiti;
c) oppure costituire un organismo collegiale.
In tale ultimo caso, i componenti dell’OdV non possono essere in numero superiore a tre e devono essere individuati tra soggetti che garantiscano il possesso dei seguenti requisiti:
a) uno o più componenti, scelti all’esterno della Società, tra professionisti di comprovata esperienza in materia di D.lgs. 231/2001 e legale e dotati dei requisiti di indipendenza e professionalità, in grado di poter svolgere in maniera adeguata i loro compiti;
b) uno o più componenti scelti all’interno della Società tra persone prive di deleghe e/ procure nell’ambito delle Attività a rischio reato.
La Società ha proceduto alle attività di verifica e di selezione necessarie all’individuazione dei soggetti più idonei a far parte dell’OdV, in quanto in possesso delle caratteristiche e dei requisiti richiesti dal D. Lgs. n. 231/01, dalle Linee Guida, dalla migliore dottrina e dagli orientamenti giurisprudenziali.
In particolare, Music Center nella scelta della composizione dell’OdV ha tenuto conto della dimensione e della complessità organizzativa della Società al fine di garantire l’idoneità di tale organo ad assicurare l’effettività dei controlli.
L’OdV può essere supportato nello svolgimento della propria attività da un segretario, che non ricopre un ruolo ufficiale ed al quale non sono conferiti poteri specifici. Il segretario, svolgendo la propria attività in stretto contatto con l’OdV, garantisce che tutte le attività relative al Decreto e al Modello la cui implementazione venga richiesta dal Consiglio di Amministrazione o dall’Organismo di Vigilanza siano attuate nei tempi richiesti e con l’atteso livello di qualità.
L’OdV nominato, in linea con le disposizioni del Decreto e, precisamente, da quanto si evince dalla lettura del combinato disposto degli artt. 6 e 7 del Decreto, dalle indicazioni contenute nella Relazione di accompagnamento al Decreto, dalle informazioni riportate nelle Linee Guida, nonché dalla giurisprudenza che si è espressa in materia, possiede le seguenti caratteristiche precipue:
a) autonomia e indipendenza. I requisiti di autonomia e indipendenza sono fondamentali e presuppongono che l’OdV non sia direttamente coinvolto nelle attività gestionali che costituiscono l’oggetto della sua attività di controllo;
b) professionalità. L’OdV possiede, al suo interno, competenze tecnico- professionali adeguate alle funzioni che è chiamato a svolgere, nonché un bagaglio di strumenti e tecniche per poter efficacemente svolgere la propria attività. Tali caratteristiche, unite all’indipendenza, garantiscono l’obiettività di giudizio;
c) continuità d’azione. L’OdV svolge, in modo continuativo, le attività necessarie per la vigilanza del Modello con adeguato impegno e con i necessari poteri di indagine; è una struttura riferibile alla Società, in modo da garantire la dovuta continuità nell’attività di vigilanza; cura l’attuazione del Modello, assicurandone il costante aggiornamento; non svolge mansioni operative che possano condizionare e contaminare quella visione d’insieme sull’attività aziendale che ad esso si richiede.
Oltre ai requisiti sopra descritti, i membri dell’OdV garantiscono il possesso di requisiti soggettivi formali che assicurano l’autonomia e l’indipendenza. In particolare, non possono essere nominati membri dell’Organismo di Vigilanza:
a) i soggetti che si trovino nelle condizioni previste dall’art. 2382 c.c.8;
b) il coniuge, i parenti e gli affini entro il quarto grado degli Amministratori della Società;
c) il coniuge, i parenti e gli affini entro il quarto grado degli amministratori di società controllanti o di società controllate;
d) i soggetti che sono legati alla Società o alle società da questa controllate o alle società che la controllano da rapporti che oggettivamente ne possano compromettere l’indipendenza di giudizio;
e) coloro che sono stati condannati, anche se la sentenza non è passata in giudicato, per avere commesso uno dei reati di cui al Decreto, ovvero coloro che hanno subito una condanna ad una pena che importa l’interdizione, anche temporanea, dai pubblici uffici, ovvero l’interdizione temporanea dagli uffici direttivi delle persone giuridiche o delle imprese;
f) i soggetti che si trovano in conflitto di interesse, anche potenziale, con la Società, tale da pregiudicare l’indipendenza richiesta dal ruolo e dai compiti propri dell’Organismo di Vigilanza;
g) i soggetti titolari, direttamente o indirettamente, di partecipazioni azionarie di entità tale da permettere di esercitare un’influenza dominante o notevole sulla Società, ai sensi dell’art. 2359 c.c.;
h) i soggetti con funzioni di amministrazione, con deleghe o incarichi esecutivi presso la Società nell’ambito delle Attività a rischio reato;
i) i soggetti con funzioni di amministrazione – nei tre esercizi precedenti alla nomina quale membro dell’Organismo di Vigilanza – di imprese sottoposte a fallimento, liquidazione coatta amministrativa o altre procedure concorsuali.
In forza di quanto precede, il Consiglio di Amministrazione ha tenuto conto dei requisiti di autonomia e indipendenza di cui sopra, nella scelta dei membri dell’OdV.
Fermo restando che il Consiglio di Amministrazione è chiamato a svolgere un’attività di vigilanza sull’adeguatezza dell’intervento dell’OdV, in quanto sull’organo dirigente ricade la responsabilità ultima del funzionamento (e dell’efficacia) del Modello, le attività realizzate
8 Art. 2382 c.c. “Non può essere nominato amministratore, e se nominato decade dal suo ufficio, l’interdetto, l’inabilitato, il fallito, o chi è stato condannato ad una pena che importa l’interdizione, anche temporanea, dai pubblici uffici o l’incapacità ad esercitare uffici direttivi”.
dall’Organismo di Vigilanza non possono essere sindacate da nessun altro organismo e struttura aziendale.
6.1. Principi generali in tema di istituzione, nomina, sostituzione e funzionamento dell’Organismo di Vigilanza
L’Organismo di Vigilanza è nominato dal Consiglio di Amministrazione e dura in carica per il periodo stabilito nella relativa delibera di nomina. I componenti dell’OdV sono rieleggibili.
L’Organismo di Vigilanza è istituito con apposita delibera del Consiglio di Amministrazione.
I membri dell’OdV non sono soggetti, in tale qualità e nell’ambito dello svolgimento delle proprie funzioni, al potere gerarchico e disciplinare di alcun organo o funzione societaria.
Il Consiglio di Amministrazione della Società è libero di revocare l’incarico conferito ai membri dell’OdV in qualsiasi momento, purché sussista una giusta causa di revoca. Costituisce una giusta causa di revoca l’interruzione del rapporto di lavoro o di collaborazione, laddove il componente sia anche dipendente o collaboratore della Società o di un ente controllato o collegato, la sottoposizione del componente a procedure di interdizione, inabilitazione o fallimento, l’imputazione in procedimenti penali con contestazione di reati che prevedano una pena che importi l’interdizione, anche temporanea, dai pubblici uffici o l’incapacità ad esercitare uffici direttivi, l’accertamento dell’insussistenza dei requisiti di autonomia, indipendenza, professionalità e continuità dell’azione previsti per la nomina, la sussistenza di una delle ipotesi di ineleggibilità, il grave inadempimento ai doveri imposti dalla legge o dal Modello.
Impregiudicato quanto precede, ciascun membro dell’OdV ha facoltà di comunicare al Consiglio di Amministrazione la propria volontà di rinunciare all’incarico, tramite una comunicazione contenente le ragioni della rinuncia all’incarico.
In caso di cessazione, per qualsiasi motivo, dalla carica di membro dell’Organismo di Vigilanza, il Consiglio di Amministrazione provvederà, senza indugio, alla sua sostituzione, con apposita delibera. Il componente dell’OdV uscente sarà, comunque, tenuto ad esercitare tutte le funzioni previste dalla legge o dal Modello fino all’ingresso del soggetto che verrà nominato dal Consiglio di Amministrazione in sua sostituzione. I componenti dell’Organismo di Vigilanza nominati in sostituzione durano in carica il tempo per il quale avrebbero dovuto rimanervi i soggetti da essi sostituiti.
Il Consiglio di Amministrazione delibera, su proposta dell’OdV, in merito alle risorse finanziarie che, di volta in volta, l’Organismo di Vigilanza ritenga necessarie per svolgere correttamente ed efficacemente le proprie funzioni.
L’eventuale remunerazione spettante ai componenti dell’Organismo di Vigilanza (ivi incluso il Presidente, i membri delegati o quelli investiti di particolari cariche) è stabilita all’atto della nomina o con successiva decisione del Consiglio di Amministrazione. Ai componenti dell’OdV spetta, inoltre, il rimborso delle spese sostenute per le ragioni dell’ufficio.
L’Organismo di Vigilanza adotta un proprio regolamento interno, che prevede: la pianificazione delle attività e dei controlli, le modalità di convocazione delle riunioni, le modalità di votazione, le modalità di nomina del Presidente e, eventualmente, del Vicepresidente, la verbalizzazione delle riunioni, la disciplina dei flussi informativi da e verso l’OdV.
6.2 Compiti dell’Organismo di Vigilanza
Da un punto di vista generale, all’OdV spettano essenzialmente due tipi di attività che tendono ad eliminare e/o ridurre i rischi di commissione dei reati e, più precisamente:
a) vigilare che i destinatari del Modello, appositamente individuati in base alle diverse fattispecie di reato, osservino le prescrizioni in esso contenute (funzione ispettiva e repressiva dei reati);
b) verificare i risultati raggiunti dall’applicazione del Modello in ordine alla prevenzione di reati e valutare la necessità o, semplicemente, l’opportunità di proporre l’adeguamento del Modello a norme sopravvenute, ovvero alle nuove esigenze aziendali (funzione preventiva dei reati).
In estrema sintesi, le attività di cui sopra sono finalizzate ad una costante vigilanza in merito al recepimento, all’attuazione e all’adeguatezza del Modello.
In ragione di quanto sopra, in particolare, l’OdV ha l’obbligo di vigilare:
Ø sulla rispondenza del Modello alle previsioni della normativa concernente la responsabilità delle persone giuridiche in generale e, in particolare, alle disposizioni contenute nel Decreto;
Ø sull’osservanza delle prescrizioni del Modello;
Ø sulla reale idoneità del Modello a prevenire la commissione dei reati di cui al Decreto e rispetto ai quali la Società ha deciso di tutelarsi;
Ø sull’opportunità di aggiornamento del Modello, laddove si riscontrino significative violazioni delle prescrizioni del medesimo, significative modificazioni dell’assetto interno della Società e/o delle condizioni di operatività aziendale, ovvero del quadro normativo di riferimento.
L’Organismo di Vigilanza ha, altresì, l’obbligo di:
Ø verificare l’efficacia delle procedure di controllo di ogni processo decisionale della Società rilevante ai termini del Decreto;
Ø controllare costantemente l’attività aziendale al fine di ottenere una rilevazione aggiornata delle Attività a rischio reato e determinare in quali aree, settori di attività e con quali modalità possano assumere rilevanza i rischi potenziali di commissione dei reati rilevanti ai sensi del Decreto, nonché degli ulteriori reati ricompresi nell’ambito di efficacia del Modello stesso, a seguito dell’adozione di future delibere del Consiglio di Amministrazione in tal senso, identificando per ogni strategia, processo o attività aziendale il rischio di commissione dei reati medesimi, determinandone, altresì, l’impatto sulla Società in funzione del grado di probabilità di accadimento ed individuandone i criteri e le metodologie necessarie per evitarne la commissione;
Ø effettuare periodicamente verifiche mirate su determinate operazioni o atti specifici posti in essere nell’ambito delle Attività a rischio reato, come definite nelle singole Parti Speciali del Modello;
Ø promuovere idonee iniziative per la diffusione della conoscenza e della comprensione del Modello nella Società e verificare la documentazione organizzativa interna contenente le istruzioni, i chiarimenti o gli aggiornamenti necessari per il funzionamento del Modello stesso;
Ø raccogliere, elaborare e conservare le informazioni rilevanti per il funzionamento del Modello;
Ø verificare che la registrazione delle informazioni in ordine al rispetto del Modello sia conservata, al fine di fornire evidenza dell’efficace funzionamento del Modello medesimo;
Ø predisporre quanto occorre affinché ogni registrazione sia e rimanga leggibile e possa essere facilmente identificata e rintracciabile;
Ø verificare l’adeguatezza della procedura documentata predisposta dalla Società per stabilire le modalità necessarie per l’identificazione, l’archiviazione, la protezione, la reperibilità, la durata della conservazione e la modalità di eliminazione delle anzidette registrazioni;
Ø coordinarsi con le altre funzioni aziendali al fine di controllare le Attività a rischio reato. Di tutte le richieste, le consultazioni e le riunioni tra l’OdV e le altre funzioni aziendali, l’OdV ha l’obbligo di predisporre idonea evidenza documentale ovvero apposito verbale di riunione. Tale documentazione verrà custodita presso la sede dell’OdV medesimo;
Ø condurre le indagini interne necessarie per l’accertamento di presunte violazioni delle prescrizioni del Modello;
Ø verificare che le previsioni contenute nelle Parti Speciali del Modello, o in quelle successivamente aggiunte in relazione a diverse tipologie di reati, siano comunque adeguate con quanto previsto dal Decreto, proponendo al Consiglio di Amministrazione, in caso contrario, un aggiornamento delle previsioni stesse.
Qualora emerga che lo stato di attuazione degli standard operativi richiesti sia carente, spetterà all’OdV adottare tutte le iniziative necessarie per correggere tale condizione:
a) sollecitando i responsabili delle singole unità organizzative al rispetto dei modelli di comportamento;
b) indicando direttamente quali correzioni e modifiche debbano essere apportate ai protocolli;
c) segnalando i casi di mancata attuazione del Modello ai responsabili ed agli addetti ai controlli all’interno delle singole funzioni e riportando, per i casi più gravi, direttamente al Consiglio di Amministrazione.
Considerate le funzioni dell’OdV ed i contenuti professionali specifici da esse richiesti, nello svolgimento dell’attività di vigilanza e controllo l’OdV può essere supportato da uno staff dedicato (utilizzato, anche a tempo parziale, per tali compiti specifici); l’OdV, inoltre, si può avvalere del supporto delle altre funzioni della Società che, di volta in volta, si rendesse necessario per un’efficace attuazione del Modello.
In particolare, l’OdV deve coordinarsi con le funzioni competenti presenti in Società per i diversi profili specifici nei casi in cui si richiedano attività che necessitano di specializzazioni professionali non presenti all’interno della Società o dell’OdV, quest’ultimo – al quale sarà sempre e comunque riferibile il potere e la responsabilità della vigilanza sul funzionamento e sull’osservanza del Modello e sul suo aggiornamento – qualora lo ritenga opportuno, ha la facoltà di avvalersi di consulenti esterni, ai quali delegare predefiniti ambiti di indagine.
I consulenti dovranno, in ogni caso, riferire sempre i risultati del loro operato all’OdV.
I consulenti esterni alla Società dei quali, eventualmente, l’Organismo di Vigilanza ritenga opportuno avvalersi, dovranno possedere i requisiti di autonomia, indipendenza, professionalità, continuità d’azione e non dovranno incorrere in alcuna delle cause di ineleggibilità previste in capo ai membri dell’OdV.
Mediante appositi documenti organizzativi interni verranno stabiliti: (i) i criteri di funzionamento del suddetto staff dedicato, (ii) il personale che sarà utilizzato nel suo ambito,
(iii) il ruolo e le responsabilità specifiche conferiti da parte dell’OdV al personale stesso.
6.3 Informativa dell’Organismo di Vigilanza nei confronti degli organi societari
L’OdV ha il compito di informare gli organi societari secondo le due seguenti linee di
reporting:
Ø la prima, su base continuativa, direttamente nei confronti dell’Amministratore Delegato;
Ø la seconda, su base periodica, nei confronti del Consiglio di Amministrazione e del Collegio Sindacale. Con cadenza annuale l’OdV trasmette al Consiglio di Amministrazione ed al Collegio Sindacale un rapporto scritto sull’attuazione del Modello presso la Società.
Fermo restando quanto sopra, l’OdV potrà essere convocato in qualsiasi momento dai suddetti organi o potrà, a sua volta, presentare richiesta in tal senso, per riferire in merito al funzionamento del Modello od a situazioni specifiche.
6.4 Informativa dell’Organismo di Vigilanza nei confronti del personale e formazione del personale
L’OdV ha l’obbligo di:
Ø assicurarsi che tutto il personale abbia condiviso ed accettato il Modello, nonché il Codice Etico ed i protocolli aziendali;
Ø verificare la competenza necessaria del personale che svolge mansioni nell’ambito delle Attività a rischio reato;
Ø supportare la Società nella pianificazione e attuazione dell’attività di informazione e formazione del personale in funzione della competenza richiesta per la posizione ricoperta, in relazione alle capacità professionali effettivamente possedute;
Ø monitorare l’attività di formazione svolta e valutare l’efficacia della stessa.
6.5 Informativa generale all’Organismo di Vigilanza da parte dei Destinatari del Modello
Ai sensi dell’art. 6 del D. Lgs. 231/01 vige nei confronti dei Destinatari l’obbligo informativo nei confronti dell’OdV, deputato a vigilare sul funzionamento e l’osservanza del Modello.
Infatti, il corretto ed efficiente espletamento delle funzioni proprie dell’Organismo di Vigilanza si basa sulla disponibilità, da parte dello stesso, di tutte le informazioni relative ai processi sensibili e alle Attività a rischio reato, nonché di tutti i dati concernenti condotte potenzialmente funzionali alla commissione di un reato.
Per tale motivo, è necessario che l’OdV abbia accesso a tutti i dati e le informazioni della Società, che sia il destinatario di tutte le informative previste dal Modello e che sia informato di ogni atto proveniente dall’autorità giudiziaria.
Con specifico riferimento ai Destinatari, è opportuno tenere in considerazione che l’obbligo di informativa nei confronti dell’OdV, oltre che riflettere i doveri generali di lealtà, correttezza
e buona fede dei dipendenti nello svolgimento del rapporto di lavoro, costituisce un’importante specificazione dei principi del Codice Etico.
I Destinatari possono ottemperare al suddetto obbligo informativo tramite il seguente indirizzo e-mail dell’OdV: odv@musiccenter.it.
6.6 Modalità di segnalazione (whistleblowing)
Relativamente al sistema di segnalazioni whistleblowing, i Soggetti Apicali, i Soggetti Sottoposti e i Soggetti Terzi9 possono effettuare segnalazioni di condotte illecite idonee a integrare i “reati presupposto” rilevanti ai sensi del D. Lgs. 231/01, nonché violazioni del presente Modello nel rispetto della procedura di Whistleblowing adottata dalla Società (di seguito, anche, “Procedura Whistleblowing”) e reperibile da link sul sito web aziendale.
Si prevede che, nella maggioranza dei casi, il proprio referente gerarchico sia in grado di risolvere il problema in modo informale. A tal fine, i referenti gerarchici devono considerare tutte le preoccupazioni sollevate in modo serio e completo e, ove necessario, chiedere pareri all’Organismo di Vigilanza, per quelle riferibili al Decreto o al Modello, oppure agli altri organi aziendali.
Qualora la segnalazione non dia esito o il segnalante si senta a disagio nel presentare la segnalazione ai soggetti suindicati, il segnalante può inviare una segnalazione tramite uno dei canali descritti nella menzionata Procedura Whistleblowing, da intendersi qui richiamati.
In tal senso, il Destinatario che venga a conoscenza di una violazione o presunta violazione del Modello o del Codice Etico potrà rifarsi ai canali indicati nella Procedura Whistleblowing, qui di seguito riepilogati:
Ø portale web esterno
Ø piattaforma esterna messa a disposizione dall’ANAC10.
6.7 Tutela del segnalante
Il sistema di protezione delle segnalazioni è considerato strumento fondamentale per l’applicazione efficace del sistema di prevenzione dei rischi di reato.
Si fa espresso rinvio a quanto previsto nella procedura pubblicata sul sito web aziendale per le tutele a beneficio del segnalante.
In ogni caso, trovano applicazione tutte le tutele previste a favore del segnalante dagli artt. 16,17,19 e 22 D. Lgs. 24/2023.
Inoltre, chi segnala una violazione del Decreto o del Modello o del Codice Etico, anche se non costituente reato, non deve trovarsi in alcun modo in posizione di svantaggio per questa azione, indipendentemente dal fatto che la sua segnalazione sia poi risultata fondata o meno. Chi, nella sua qualità di segnalante, ritenga di aver subito atti di ritorsione o discriminatori, diretti o indiretti, per motivi collegati, direttamente o indirettamente, alla segnalazione effettuata dovrà segnalare l’abuso tramite i canali indicati nella Procedura Whistleblowing.
9 Possono effettuare segnalazioni whistleblowing solo i Soggetti Terzi definiti all’interno della Procedura Whistleblowing.
10 La persona segnalante può effettuare una segnalazione esterna tramite la piattaforma messa a disposizione dall’ANAC se ricorrono le condizioni previste dall’art. 6 del D. Lgs. 24/2023, disciplinate all’interno della Procedura Whistleblowing.
La violazione delle prescrizioni del presente paragrafo comporta, a seconda dei casi, l’irrogazione delle sanzioni disciplinari e/o l’applicazione delle altre misure previste al paragrafo 8 della Parte Generale del Modello.
In ogni caso, ferma l’applicazione, da parte dell’autorità competente, delle sanzioni di cui all’art. 21, comma1, lett. c) del D. Lgs. 24/2023, chi effettua con dolo o colpa grave una segnalazione che risulti essere infondata e porti ad una condanna penale, anche con sentenza di primo grado, per il reato di diffamazione o calunnia, oppure ad una condanna civile, anche con sentenza di primo grado, per lo stesso titolo, non avrà diritto alle tutele offerte dal sistema qui descritto e sarà soggetto, a seconda dei casi, alle sanzioni disciplinari e/o alle altre misure previste al paragrafo 8 della Parte Generale del Modello.
6.8 Obblighi informativi nei confronti dell’OdV a fronte di segnalazioni rilevanti ai sensi del D. Lgs. 231/01
Nel caso in cui la segnalazione effettuata secondo i canali previsti dalla Procedura Whistleblowing dovesse avere ad oggetto circostanze rilevanti ai sensi del Decreto, sussisterà l’onere di informare e coinvolgere l’Organismo di Vigilanza secondo le modalità previste dalla Procedura Whistleblowing.
6.9 Ulteriori obblighi di informazione verso l’OdV relativi ad atti ufficiali
Fermo quanto precede, i Destinatari devono obbligatoriamente trasmettere all’indirizzo di posta elettronica dell’OdV odv@musiccenter.it
Ø tutte le informative previste dal Modello in favore dell’OdV;
Ø i provvedimenti e/o le notizie degli organi di Polizia Giudiziaria e/o dell’Autorità Giudiziaria, ovvero di qualsiasi altra autorità, dai quali si evinca lo svolgimento di indagini, anche nei confronti di ignoti, per i reati di cui al Decreto suscettibili di coinvolgere la Società e/o il personale della stessa e/o, ove a conoscenza, i collaboratori esterni della Società medesima;
Ø le richieste di assistenza legale effettuate da parte di dipendenti della Società, dirigenti e no, in caso di avvio di procedimenti giudiziari nei loro confronti per i reati previsti dal Decreto;
Ø tutte le informazioni - anche quelle provenienti da parte dei responsabili di funzioni aziendali diverse da quelle direttamente interessate dallo svolgimento di Attività a rischio reato, nell’esercizio dei loro compiti di controllo - dalle quali possano emergere fatti, atti, eventi od omissioni con profili di criticità rispetto all’osservanza delle norme del Decreto;
Ø tutte le informazioni concernenti l’applicazione del Modello, con particolare riferimento ai procedimenti disciplinari conclusi o in corso e alle eventuali sanzioni irrogate ovvero ai provvedimenti di archiviazione di tali procedimenti, unitamente alle relative motivazioni;
Ø le decisioni relative alla richiesta, erogazione ed utilizzo di finanziamenti pubblici.
L’OdV, qualora lo ritenga opportuno, potrà proporre al Consiglio di Amministrazione eventuali modifiche della lista di informative sopra indicata.
6.10 Obblighi di segnalazione dell’OdV all’Autorità Giudiziaria
Nel caso in cui l’Organismo di Vigilanza, nell’esercizio delle sue funzioni, abbia cognizione di condotte, fatti, atti, eventi od omissioni che, oltre a costituire una violazione del Modello e/o del Codice Etico, possano costituire una notizia di reato presupposto rilevante ai sensi del Decreto, è tenuto a:
Ø effettuare tutte le indagini interne necessarie ad approfondire la fattispecie concreta, coinvolgendo, qualora ritenuto necessario, anche consulenti esterni;
Ø laddove opportuno, informare tempestivamente per iscritto il Consiglio di Amministrazione, l’Amministratore Delegato e il Collegio Sindacale, sempreché non ravvisi una situazione di conflitto di interessi, descrivendo dettagliatamente i fatti oggetto di contestazione e le fattispecie criminose potenzialmente rilevanti; in caso di conflitto di interessi, come previsto dalle Linee Guida, informare gli organi non interessati dal conflitto e, laddove questi non vi siano, informare l’Assemblea dei Soci;
Ø nei limiti delle proprie competenze, fornire tutto il supporto richiesto dal Consiglio di Amministrazione, dall’Amministratore Delegato e dal Collegio Sindacale e, ove necessario, dall’Assemblea dei Soci, al fine di valutare approfonditamente le condotte, i fatti, gli atti, gli eventi o le omissioni occorse, redigendo apposita verbalizzazione delle attività espletate, sempreché non ravvisi una situazione di conflitto di interessi.
Fermo quanto precede, qualora l’OdV ritenga che le condotte, i fatti, gli atti, gli eventi o le omissioni possano, anche solo in astratto, costituire una notizia di reato presupposto rilevante ai sensi del Decreto, si impegna a redigere apposita relazione scritta e a trasmetterla al Consiglio di Amministrazione e all’Amministratore Delegato, affinché ne curino l’inoltro all’Autorità Giudiziaria competente per i relativi accertamenti. Ove tali organi non provvedano entro 10 (dieci) giorni dal ricevimento della relazione oppure laddove sia ravvisabile una situazione di conflitto di interessi, è obbligo dell’OdV curarne la trasmissione.
Nella valutazione circa l’opportunità di segnalazione all’Autorità Giudiziaria competente conformemente al presente paragrafo, l’Organismo di Vigilanza agisce in completa autonomia e indipendenza, prescindendo anche dall’eventuale parere contrario del Consiglio di Amministrazione e dell’Amministratore Delegato.
6.11 Raccolta e conservazione delle informazioni
Ogni informativa previste nel Modello è conservata dall’Organismo di Vigilanza in un apposito archivio cartaceo e/o informatico.
Le attività di verifica dell’OdV sono verbalizzate in apposito Libro.
Fatti salvi gli ordini legittimi delle Autorità, i dati e le informazioni conservate nell’archivio, nonché il Libro sono posti a disposizione di soggetti esterni all’Organismo di Vigilanza (organi amministrativi e di controllo o terzi) solo previa autorizzazione dell’OdV stesso.
7. DIFFUSIONE E FORMAZIONE
7.1 Diffusione del Modello all’interno di Music Center
La Società, anche in coordinamento con l’OdV, promuove iniziative idonee alla diffusione del Modello per una sua capillare conoscenza ed applicazione all’interno della stessa.
A questo scopo, l’OdV, in stretta cooperazione con la Società e le eventuali funzioni interessate, provvederà a definire un’informativa specifica e a curare la diffusione del contenuto del Modello all’interno della Società.
La notizia dell’adozione del presente Modello da parte del è resa pubblica con idonee modalità.
7.2 Diffusione del Modello e informativa ai Soggetti Terzi
La Società promuove la conoscenza e l’osservanza del Modello anche tra i Soggetti Terzi.
A questo scopo, l’OdV, in stretta cooperazione con la Società e le eventuali funzioni interessate, provvederà a definire un’informativa specifica e a curare la diffusione dei principi del Modello presso i Soggetti Terzi, posto che anch’essi sono tenuti ad assumere comportamenti conformi alla normativa e tali da non comportare o indurre ad una violazione del Modello o del Codice Etico.
La Società, previa proposta dell’OdV, potrà, inoltre:
Ø fornire ai Soggetti Terzi adeguate informative sulle politiche e le procedure indicate nel Modello;
Ø inserire nei contratti con i Soggetti Terzi clausole contrattuali tese ad assicurare il rispetto del Modello anche da parte loro.
In particolare, a tale ultimo riguardo, potrà essere espressamente prevista per la Società la facoltà di risoluzione del contratto in caso di comportamenti dei Soggetti Terzi che inducano la Società a violare le previsioni del Modello.
7.3 Corsi di formazione
Per un efficace funzionamento del Modello, la formazione del personale dirigente e di altro personale dipendente è gestita dall’Amministratore Delegato in stretta cooperazione con l’OdV.
Per un efficace funzionamento del Modello, la formazione del personale dirigente e di altro personale dipendente è organizzata con le seguenti modalità:
Ø in generale: informativa nella lettera di assunzione; formazione all’inizio del rapporto di lavoro; corso di aggiornamento; invio di e-mail di aggiornamento; accesso ad intranet;
Ø in materia di salute e sicurezza sul luogo di lavoro: informativa specifica nella lettera di assunzione; formazione specifica all’inizio del rapporto di lavoro; corso di aggiornamento annuale, secondo le necessità; invio periodico di e-mail di aggiornamento; accesso ad intranet.
In particolare, i corsi di formazione hanno ad oggetto l’intero Modello organizzativo in tutte le sue componenti, in particolare:
Ø il D.Lgs. n. 231/01 ed i reati da esso richiamati;
Ø il Modello;
Ø il Codice Etico;
Ø l’Organismo di Vigilanza;
Ø il Sistema sanzionatorio.
La partecipazione ai corsi di formazione è monitorata attraverso un sistema di rilevazione delle presenze.
Al termine di ogni corso di formazione è sottoposto al partecipante un test finalizzato a valutare il grado di apprendimento conseguito e ad orientare ulteriori interventi formativi.
La partecipazione ai corsi di formazione è obbligatoria per tutto il personale in servizio presso la Società. Tale obbligo costituisce una regola fondamentale del presente Modello, alla cui violazione sono connesse le sanzioni previste nel sistema disciplinare.
I destinatari della formazione sono tenuti a:
Ø acquisire conoscenza dei principi e dei contenuti del Modello;
Ø conoscere le modalità operative con le quali deve essere realizzata la propria attività;
Ø contribuire attivamente, in relazione al proprio ruolo e alle proprie responsabilità, all’efficace attuazione del Modello, segnalando eventuali carenze riscontrate nello stesso.
8. CODICE ETICO, PRINCIPI ETICI E NORME DI COMPORTAMENTO
La Società da sempre opera con integrità, nel rispetto non solo delle leggi e delle normative vigenti, ma anche dei valori morali che sono considerati irrinunciabili da chi ha come scopo finale quello di agire sempre e comunque con equità, onestà, rispetto della dignità altrui, in assenza di qualsivoglia discriminazione delle persone basata su sesso, razza, lingua, condizioni personali e credo religioso e politico.
In questa prospettiva, la Società intende aderire ai principi di cui al D. Lgs. n. 231/01 mediante l’adozione del Modello, del quale costituisce parte integrante il Codice Etico, che si allega al Modello stesso.
Resta inteso che, in caso di contrasto tra le previsioni contenute nel Codice Etico e le procedure di cui al Modello, dovrà essere riconosciuta prevalenza alle prescrizioni e alle procedure descritte nel Modello.
9. SISTEMA DISCIPLINARE E MISURE IN CASO DI MANCATA OSSERVANZA DELLE PRESCRIZIONI DEL MODELLO
La violazione delle prescrizioni del Modello, delle procedure contenute nello stesso e nei suoi allegati, del Codice Etico, dei protocolli aziendali e dei loro aggiornamenti può compromettere, di per sé sola, il rapporto di fiducia in essere tra la Società e i dipendenti e/o i Soggetti Terzi.
L‘art. 6, comma 2, lettera e), del D. Lgs. n. 231/01 prevede che i modelli di organizzazione e gestione debbano “introdurre un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello”.
Tale sistema disciplinare si applica – nei limiti rilevanti ai fini del Decreto – nei confronti di tutti coloro che siano legati da un rapporto contrattuale di qualunque natura con la Società, e in particolar modo nei confronti dei membri del Consiglio di Amministrazione, dei componenti degli eventuali organi di vigilanza o di controllo, dei dipendenti e dei collaboratori e terzi che operino per conto della Società.
Il sistema disciplinare è soggetto a costante verifica e valutazione da parte dell’Organismo di Vigilanza con il supporto delle competenti funzioni aziendali, anche con riferimento alla divulgazione del codice disciplinare e alla adozione degli opportuni mezzi di pubblicità dello stesso nei confronti di tutti i soggetti tenuti all’applicazione delle disposizioni in esso contenute.
Di conseguenza, viene qui di seguito riportata la regolamentazione del sistema disciplinare e delle misure che trovano applicazione in caso di mancata osservanza delle prescrizioni del Modello e del Codice Etico.
L’applicazione delle sanzioni disciplinari prescinde dall’esito di un eventuale procedimento penale, in quanto le regole di condotta stabilite dal Modello sono assunte dalla Società in piena autonomia e indipendentemente dalla tipologia di illecito che le violazioni del Modello, degli allegati allo stesso, dei protocolli aziendali e dei loro aggiornamenti possano determinare.
Le sanzioni eventualmente irrogate dovranno, comunque, sempre essere adottate nel rispetto del principio di proporzionalità delle sanzioni.
Poiché ciascuna violazione si materializza secondo aspetti peculiari e spesso irripetibili, si è ritenuto opportuni individuare – alla stregua delle previsioni di cui all’art. 133 c.p. – taluni parametri che possano oggettivamente guidare l’applicazione della sanzione – nel rispetto del predetto principio di proporzionalità – in caso di violazione del Modello e/o del Codice Etico.
Nella valutazione della sanzione da applicare dovranno essere considerati i seguenti parametri:
Ø esistenza e rilevanza – anche all’esterno – delle conseguenze negative derivanti alla Società dalla violazione del Modello e/o del Codice Etico;
Ø intenzionalità del comportamento e grado di negligenza, imprudenza o imperizia con riguardo anche alla prevedibilità dell’evento;
Ø natura, specie, mezzi, oggetto, tempo, luogo ed ogni altra modalità dell’azione;
Ø gravità del danno o del pericolo cagionato alla Società;
Ø pluralità delle violazioni e ripetizione delle stesse da parte di chi è già stato sanzionato;
Ø tipologia del rapporto instaurato con il soggetto che pone in essere la violazione (rapporto di collaborazione, rapporto di consulenza, rapporto organico, lavoro subordinato di tipo impiegatizio, lavoro subordinato di tipo dirigenziale, ecc.);
Ø mansioni lavorative e/o posizione funzionale di colui che viola il Modello;
Ø altre particolari circostanze che accompagnano l’illecito disciplinare.
Di conseguenza, viene qui descritta la regolamentazione del sistema disciplinare e delle misure che trovano applicazione in caso di mancata osservanza delle prescrizioni del Modello e del Codice Etico.
9.1 Sanzioni per i lavoratori dipendenti
9.1.1 Personale dipendente in posizione non dirigenziale
I comportamenti tenuti dai lavoratori dipendenti in violazione delle norme contenute nel Modello, negli allegati allo stesso, nei protocolli aziendali e nei relativi aggiornamenti sono definiti come illeciti disciplinari.
Le sanzioni irrogabili rientrano tra quelle previste dal CCNL applicato dalla Società ai propri dipendenti, nel rispetto delle procedure previste dall’art. 7 della Legge n. 300/1970 ed eventuali normative speciali applicabili.
La violazione da parte del personale dipendente delle norme del Modello e degli allegati allo stesso, dei protocolli aziendali e dei relativi aggiornamenti può dar luogo, secondo la gravità della violazione stessa, all’adozione, previo esperimento della procedura prevista dalla legge e dalle norme contrattuali collettive, dei seguenti provvedimenti, stabiliti in applicazione dei principi di proporzionalità nonché dei criteri di correlazione tra infrazione e sanzione e, comunque, nel rispetto della forma e delle modalità previste dalla normativa vigente e delle previsioni di cui al CCNL applicabile:
1) incorre nei provvedimenti di
· CCNL METALMECCANICI: (i) richiamo verbale, (ii) ammonizione scritta, (iii) multa non superiore a tre ore di retribuzione oraria calcolata sul minimo tabellare; (iv) sospensione dal lavoro e dalla retribuzione fino a un massimo di tre giorni (v) licenziamento per mancanze;
· CCNL COMMERCIO: (i) biasimo inflitto verbalmente per le mancanze lievi, (ii) biasimo inflitto per iscritto nei casi di recidiva delle infrazioni di cui al precedente punto 1), (iii) multa in misura non eccedente l'importo di 4 ore della normale retribuzione,
(iv) sospensione dalla retribuzione e dal servizio per un massimo di giorni 10, (v) licenziamento disciplinare senza preavviso e con le altre conseguenze di ragione e di legge,
il lavoratore che:
a) non si attenga alle procedure previste dal Modello, dagli allegati allo stesso, dai protocolli aziendali (tra cui, a mero titolo esemplificativo, obbligo di informazione e comunicazione all’OdV, obbligo di compilazione delle dichiarazioni periodiche prescritte al fine di monitorare l’effettività del Modello, obbligo di svolgere le verifiche prescritte, ecc.) e/o non osservi le procedure che, di volta in volta, verranno implementate dalla Società, a seguito di eventuali aggiornamenti e integrazioni del Modello che verranno opportunamente comunicate;
b) adotti, nell’espletamento delle Attività a rischio reato (come definite nelle Parti Speciali del Modello), un comportamento non conforme alle prescrizioni del Modello e degli allegati allo stesso, dei protocolli aziendali e dei relativi aggiornamenti.
Il richiamo verbale e l’ammonizione scritta verranno applicate per le mancanze di minor rilievo mentre la sospensione e il licenziamento con preavviso per quelle di maggior rilievo, il tutto secondo un principio di proporzionalità da valutarsi caso per caso;
2) incorre nel provvedimento di licenziamento senza preavviso il lavoratore che:
a) sia recidivo nelle mancanze indicate al precedente punto 1) e nei confronti del quale sia già stata applicata la relativa sanzione conservativa;
b) non si attenga alle procedure prescritte dal Modello e dagli allegati allo stesso, dai protocolli aziendali e dai relativi aggiornamenti, adotti nell’espletamento delle Attività a rischio reato una condotta non conforme alle prescrizioni contenute in tali documenti e il suo comportamento sia di gravità tale da non consentire la prosecuzione, neanche provvisoria, del rapporto.
Nel rispetto delle previsioni di cui all’art. 7 della L. n. 300/1970, del CCNL e del Modello, l’OdV monitorerà l’applicazione e l’efficacia del sistema disciplinare qui descritto.
9.1.2 Dirigenti
In caso di:
a) violazione delle norme del Modello e degli allegati allo stesso, dei protocolli aziendali e/o delle procedure (che di volta in volta verranno implementate dalla Società a seguito di eventuali aggiornamenti e integrazioni e opportunamente comunicate),
b) adozione, nell’espletamento delle Attività a rischio reato (come definite nelle Parti Speciali del Modello), di un comportamento non conforme alle prescrizioni dei documenti sopra citati,
le relative misure di natura disciplinare da adottare saranno valutate secondo quanto previsto dal presente sistema disciplinare anche alla luce del particolare rapporto di fiducia che vincola i profili dirigenziali e, comunque, in conformità a quanto previsto dal CCNL applicabile.
Qualora sia applicata una sanzione disciplinare ad un dipendente munito anche di poteri, il Consiglio di Amministrazione potrà valutare l’opportunità di applicare anche l’ulteriore misura consistente nella revoca della procura e/o della delega.
Le medesime sanzioni si applicano anche laddove, per imperizia o negligenza, il dirigente abbia impedito o non agevolato la scoperta di violazioni del Modello o, nei casi più gravi, la commissione di reati rilevanti ai fini del Decreto, nonché qualora abbia omesso di vigilare, in ragione delle competenze professionali e dei poteri gerarchici e funzionali corrispondenti alla natura del suo incarico, sul rispetto, da parte del personale da lui dipendente, delle norme di legge, del presente Modello e del Codice Etico.
9.2 Misure nei confronti degli amministratori
In caso di violazione del Modello da parte degli amministratori, l’Organismo di Vigilanza informa l’Assemblea, (anche per il tramite del Collegio Sindacale), la quale provvederà ad assumere le opportune iniziative previste dalla vigente normativa. Le eventuali sanzioni
applicabili agli amministratori possono consistere, in relazione alla gravità del comportamento, in:
- censura scritta a verbale,
- sospensione del compenso,
- revoca dall’incarico per giusta causa da parte dell’Assemblea.
Le medesime sanzioni si applicano anche laddove, per imperizia o negligenza, gli amministratori abbiamo impedito o non agevolato la scoperta di violazioni del Modello o, nei casi più gravi, la commissione di reati rilevanti ai fini del Decreto, nonché qualora abbiano omesso di vigilare, in particolare con riferimento alle deleghe eventualmente attribuite, sul rispetto, da parte del personale dell’azienda, delle norme di legge, del presente Modello e del Codice Etico.
La vigilanza da parte degli amministratori sull’attività dei soggetti sottoposti alla loro direzione e vigilanza, nell’ambito delle previsioni e dei doveri di cui al codice civile, si esplica principalmente attraverso i sistemi di verifica e controllo previsti dal presente Modello, mediante le attività dell’Organismo di Vigilanza e delle altre strutture operative aziendali incaricate delle attività di controllo, nonché di tutte le informative periodiche e occasionali fornite agli amministratori dai predetti soggetti.
9.3 Misure nei confronti del Collegio Sindacale e/o della Società di Revisione
In caso di concorso nella violazione del presente Modello da parte di uno o più componenti del Collegio Sindacale o di uno o più componenti della Società di Revisione, l’Organismo di Vigilanza informa il Consiglio di Amministrazione che provvederà ad assumere le iniziative ritenute più idonee, fra cui anche la convocazione dell’Assemblea ove ritenuto necessario, per gli opportuni provvedimenti. Si richiamano in proposito le norme applicabili del Codice civile ed in particolare l’articolo 2400, 2°comma, c.c.
Le medesime sanzioni si applicano anche laddove, non ottemperando ai loro doveri con la professionalità e la diligenza richieste dalla natura dell’incarico, i componenti del Collegio Sindacale abbiano impedito o non agevolato la scoperta di violazioni del Modello o, nei casi più gravi, abbiano concorso nella commissione di reati rilevanti ai fini del Decreto.
9.4 Misure nei confronti dei Soggetti Terzi
Ogni comportamento posto in essere dai Soggetti Terzi in contrasto con i principi, le procedure, le linee di condotta indicate nel modello e nei suoi allegati, nonché nel Codice Etico fa sorgere in capo alla società il diritto di risolvere immediatamente il rapporto in essere con i Soggetti Terzi e di richiedere, qualora ne ricorrano i presupposti, il risarcimento dei danni subiti.
9.5 Misure nei casi di violazione delle prescrizioni a tutela del segnalante (whistleblowing)
In ragione di quanto previsto dal D.Lgs. 24/2023, nell’ipotesi in cui siano violate le misure a tutela del segnalante previste dal modello o dalla procedura adottata dalla società e/o dal d.lgs. 24/2023, ivi compreso il divieto di ritorsione, e/o nel caso in cui sia accertata, anche con sentenza di primo grado, la responsabilità penale del segnalante per i reati di
diffamazione o di calunnia, ovvero la sua responsabilità civile, per lo stesso titolo, nei casi di dolo o colpa grave da parte:
1. del personale dipendente in posizione non dirigenziale: si applicheranno le sanzioni disciplinari previste al paragrafo 9.1.1;
2. dei dirigenti: si applicheranno le sanzioni disciplinari previste al paragrafo 9.1.2;
3. degli amministratori: si applicheranno le previsioni previste dal paragrafo 9.2;
4. del Collegio Sindacale e/o della Società di Revisione: si applicheranno le previsioni previste dal paragrafo 9.3;
5. dei Soggetti Terzi: si applicheranno i rimedi contrattuali previsti al paragrafo 9.4;
6. dei componenti dell’Organismo di Vigilanza: si applicheranno le misure previste al paragrafo 6.1.
10. CONFERMA DELL’APPLICAZIONE E DELL’ADEGUATEZZA DEL MODELLO E VERIFICHE PERIODICHE
La Società è dotata di un sistema organizzativo adeguatamente formalizzato e rigoroso nell’attribuzione delle responsabilità, linee di dipendenza gerarchica e puntuale descrizione dei ruoli, con assegnazione di poteri autorizzatori e di firma coerenti con le responsabilità definite, nonché con predisposizione di meccanismi di controllo fondati sulla contrapposizione funzionale e separazione dei compiti.
La Società si avvale, nell’area della gestione finanziaria e più in generale, di un efficiente sistema informativo, caratterizzato da procedure automatizzate standardizzate ed informative in grado di consentire che ogni operazione risulti adeguatamente supportata sul piano documentale, così da poter procedere, in qualsiasi momento, all’esecuzione di controlli che individuino la genesi, le finalità e le motivazioni dell’operazione oggetto di esame, con identificazione del ciclo completo di autorizzazione, registrazione e verifica della correttezza e legittimità dell’operazione stessa.
Il Modello, come evidenziano sia la Parte Generale, sia le sezioni dedicate alle Parti Speciali, ha inoltre individuato un sistema di controllo mirato alla tempestiva rilevazione dell’insorgenza ed esistenza di anomalie e criticità da gestire ed annullare.
Tale sistema è in particolare rappresentato dai processi interni della Società che ne descrivono l’attività, l’organizzazione interna, le procedure ed i controlli applicati nella gestione amministrativa, avendo specifico riguardo ai flussi finanziari, nonché dalle procedure speciali che trovano applicazione nei settori relativi alla gestione della cassa, della contabilità e di altre aree dettagliatamente individuate e che garantiscono la correttezza dell’attività posta in essere.
Infine, il Modello prevede un impianto di informazione, connesso ad un coerente programma di formazione, che permette di raggiungere tutti i soggetti che operano, a qualsiasi titolo, per la Società.
Fermo quanto precede, allo scopo di verificare l’efficacia e la concreta attuazione del Modello è necessario effettuare una verifica annuale dei principali atti societari, dei contratti di maggior rilevanza conclusi dalla Società e delle Attività a rischio reato.
E’, altresì, necessario procedere ad una verifica periodica del reale funzionamento del Modello con le modalità che verranno stabilite dall’OdV. Sarà, infine, cura della Società procedere ad un’attenta analisi di tutte le informative ricevute dall’OdV in merito all’attuazione del Modello nello svolgimento delle Attività a rischio reato, delle azioni intraprese da parte dell’OdV o da parte degli altri soggetti competenti, delle situazioni ritenute a rischio di commissione di reato, della contezza e della consapevolezza dei destinatari del Modello in merito alle finalità del medesimo ed alle disposizioni in esso contenute, per mezzo di interviste che potranno anche essere effettuate a campione.
L’OdV deve adottare adeguati metodi per controllare e misurare le prestazioni dei processi definiti dal Modello. Tali metodi devono dimostrare la capacità dei processi di ottenere i risultati pianificati. Qualora tali risultati non siano raggiunti, devono essere attuati tutti gli interventi correttivi atti ad assicurare la conformità del Modello al Decreto.
L’OdV deve verificare con continuità l’efficacia del Modello ai fini della prevenzione dei reati, valutando i dati significativi emersi dai controlli e dai risultati delle verifiche interne.
11. ADOZIONE, MODIFICHE ED INTEGRAZIONI DEL MODELLO
Essendo il Modello un “atto di emanazione dell’organo dirigente” [in conformità alle prescrizioni dell’art. 6, 1° comma, lettera a), D. Lgs. n. 231/01], la sua adozione, così come le successive modifiche e integrazioni che dovessero rendersi necessarie per sopravvenute esigenze aziendali ovvero per adeguamenti normativi, sono rimesse alla competenza del Consiglio di Amministrazione.
In particolare, il Consiglio di Amministrazione, anche su proposta e con l’ausilio dell’OdV, è chiamato ad integrare il Modello con ulteriori Parti Speciali relative ad altre tipologie di reati che, per effetto di nuove normative o di eventuali successive intervenute decisioni, necessità o attività della Società, possano essere ritenute rilevanti.
Tale attività sarà anche volta a garantire che non sia introdotto alcun provvedimento di modifica che possa contrastare o diminuire l’efficacia del Modello.
E’, in particolare, attribuito all’OdV il compito di proporre modifiche o integrazioni al Modello consistenti, tra l’altro, nella:
i) introduzione di nuove procedure e controlli nel caso in cui non sia sufficiente una revisione di quelle esistenti;
ii) revisione dei documenti aziendali e societari che formalizzano l’attribuzione delle responsabilità e dei compiti alle posizioni responsabili di strutture organizzative “sensibili” o comunque che svolgono un ruolo di snodo nelle attività a rischio;
iii) introduzione di ulteriori controlli delle Attività a rischio reato, con formalizzazione delle iniziative di miglioramento intraprese in apposite procedure;
iv) evidenziazione delle esigenze di integrare regole di carattere generale;
v) introduzione di nuove Parti Speciali che tengano in considerazione nuove fattispecie di reato inserite dal Decreto o nuove attività che vengano iniziate dalla Società.
ALLEGATI PARTE GENERALE
a) Codice Etico
b) Reati presupposto e relative sanzioni